The Wolfman

Nella storia della Universal non è la prima volta che lo studio guarda al passato, ai suoi vecchi gloriosi film di mostri classici nel tentativo di riproporli ammodernandone le derive narrative. Ha festeggiato la fine degli anni ’90 con “La Mummia” di Stephen Sommers, pensando di chiudere la prima decade dei 2000 con “The Wolfman” diretto da Joe Johnston. Nel film con protagonista il mostro bendato si è intrapresa la strada del film d’avventura di stampo Spielberghiano, infarcito di effetti speciali (per lo più digitali) e sporcato da venature horror. Il risultato fu che il successo al botteghino portò lo studio a produrre addirittura due seguiti. Con il ritorno dell’uomo lupo le cose sono andate diversamente. Mark Romanek alla regia, Andrew Kevin Walker a curare la sceneggiatura, mentre Benicio Del Toro oltre a vestire i panni del protagonista per l’occasione indossava anche l’abito del produttore. Quando tutto sembra trovare la giusta quadratura scatta lo sciopero degli sceneggiatori e, per non farsi mancare proprio nulla, anche le alte sfere della Universal cambiano.

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Nemmeno a dirlo la nuova gestione aveva idee ben diverse sul futuro del licantropo, al punto da cambiare così tanto la sceneggiatura che porto Romanek ad allontanarsi dal progetto. Senza una sceneggiatura definitiva, tante idee confuse e un cast attoriale e tecnico di prim’ordine si sceglie di salvare il salvabile mettendo alla regia Joe Johnston, regista che tutti ricordano per “Jumanji” e “Rocketeer” (ma anche per “Captain America – Il primo vendicatore”), ma non per il suo film più riuscito, ossia “Cielo d’Ottobre”. “The Wolfman” esce nelle sale e si rivela un insuccesso commerciale, nonostante il cast che vede impegnati anche Emily BluntAnthony Hopkins e Hugo Weaving oltre a Del Toro. Il film voluto dallo studio e diretto con giusta artigianalità da Johnston risulta non una rivisitazione del classico di George Waggner interpretato da Lon Chaney Jr., ma un remake con una visione fin troppo romantica e rispettosa dell’originale.

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La storia vede Lawrence Talbot (Del Toro) tornare a casa presso Blackmoor dopo la morte del fratello. Quest’ultimo sembra sia stato aggredito da una bestia feroce, ma le dimensioni delle mutilazioni sollevano parecchie incognite su chi abbia realmente aggredito e ucciso l’uomo. Lawrence inizierà ad indagare scoprendo che sulla sua famiglia pesa una maledizione che il padre fece di tutto per tenere nascosta ai figli. Ad aiutarlo ci sarà la fidanzata del fratello Gwen, ma dolore e fantasia supereranno molto presto la realtà. “The Wolfman” si rivela molto presto un film del tutto trascurabile, che nonostante i presupposti non sembra risentire della sua travagliata produzione. Il film diretto da Joe Johnston paga il pegno di qualche passaggio di sceneggiatura non ottimale, ma riesce comunque a creare una discreta atmosfera che accompagna il racconto per tutta la sua durata. Questo però non basta per sviare l’attenzione da due difetti evidenti. Il primo sta proprio nel racconto, che procedendo a blocchi finisce nella parte finale per sfociare in più punti nel ridicolo involontario. Il secondo invece lo si ritrova nell’abuso della computer grafica, incapace di creare dinamismo e, cosa ben più grave, del tutto inadeguata nel restituire il dolore del protagonista durante la metamorfosi uomo-bestia.

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Al netto di queste due pesanti anomalie interne, “The Wolfman” è una pellicola da un lato trascurabile, dall’altro non così brutta da non meritarsi nemmeno una visione. Non accontenterà chi cerca una nuova interpretazione del mostro classico (anche perché qui siamo più in zona remake che nuovo adattamento) e nemmeno coloro che cercano sangue e spaventi. “The Wolfman” invece potrebbe trovare un suo motivo di esistenza presso tutti quegli spettatori non amanti del genere, ignoranti delle coordinate stilistico-storiche che lo contraddistinguono, ai quali potrebbe pure regalare quasi due ore di blando entertainment.

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