The Revenant

The Revenant – Odio visivo

Sopravvivere per vendicarsi, rimanere attaccati al proprio respiro riempiendo i polmoni di puro odio. Attraversare il nord Dakota, tra boschi e vallate innevate in fin di vita, solo per andare ad uccidere colui che ha tradito, colui che ha sottratto l’ultimo motivo per cui sopravvivere in un mondo che si è lentamente portato via pezzi di vita. Rimane una sola ed unica certezza, la vendetta.

Revenant

“The Revenant” di Alejandro González Iñárritu racconta proprio quanto appena descritto, il viaggio della guida di montagna Hugh Glass verso il compimento del suo destino, nelle più estreme condizioni di sopravvivenza per rivendicare la vita del figlio ucciso ingiustamente. “The Revenant” è cinema che gioca con la sopportazione dello sguardo, dopo un inizio incalzante, la pellicola adegua il proprio ritmo con la cadenza del respiro affannoso del protagonista, anteponendo alle splendide immagini della natura incontaminata (Lubezky compie l’ennesimo capolavoro visivo), la sofferenza del corpo straziato del protagonista (Leonardo Di Caprio ancora una volta migliore in stato di grazio). Un percorso/storia a senso unico quella che orchestra il regista messicano, un tragitto di fronte al quale la sofferenza e l’odio segnano il cammino di penitenza alla cui fine non sarà presente la redenzione ma solamente altra malvagità.

Ma “The revenant” riflette sul seme dell’odio che l’essere umano porta dentro se, contaminando la natura (sempre verticale rispetto alle azioni umane orizzontali) e con il quale prima o poi si ritroverà costretto a confrontarsi. Questa sorta di via Crucis colma di tenebra viene raccontata con delle immagini che incantano per la loro eleganza, regalano il piacere di uno spettacolo violento e puro dal quale è impossibile sottrarsi, non conta quanto esso possa divenire disgustoso, l’occhio ne vuole sempre e comunque in misura maggiore, fino al punto di rottura della sopportazione. Iñárritu nel mettere assieme questa pellicola, manca un obbiettivo importante non riuscendo a donare il giusto respiro epico ad una pellicola altrimenti perfetta, lo fa non rinunciando al ricercato sfoggio di perizia tecnica inserita sempre nel punto giusto ove questa è in grado di arruffianarsi chi guarda al di là del fiume/schermo, rivelandosi più che altro dannosa ai fini del racconto come nella sequenza iniziale che se nei primi minuti è impressionante si trasforma in una sorta di balletto inutilmente virtuoso.

“The Revenant” è violento e folle, una pellicola dal cuore di tenebra che porterà lo sguardo verso derive insperate, a patto di non andare a cercare l’autorialità in ogni singolo fotogramma pena rimanerne delusi, perché la follia di un regista è la sola cosa che rimane sotto ad una patina estetica di indiscutibile potenza.

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7.7
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