The Perfect Stranger – Identità digitali

Un film strano ed atipico quello diretto da James Foley (Confidence). Strano perché nonostante l’intelaiatura classica con giornalista in cerca di riscatto e notorietà che scava nelle vite personali di personaggi potenti, riesce comunque a dire qualcosa di nuovo in un plot strausato negli anni; atipico perché la costruzione è tutta figurativa ove l’occhio dello spettatore diviene l’unico elemento in grado di ricomporre i fatti, ed allo stesso tempo diviene scopritore e cusotde della verità alla quale il cervello rifiuta di credere. Nonostante la pellicola rientri nella media delle produzioni di genere si appoggia all’idea di sfruttare la vita interettiana delle chat per dare il moto agli eventi, il regista però non tenta nemmeno di addentrarsi in argomenti quali l’estraniazione dalla realtà, le differenze tra le identità virtuali e reali, mantiene la sua pellicola superficiale concentrandosi sulla sua storia ad incastro. Tutto in “Perfect Stranger” è costruito attorno alla vista umana, perché in un’indagine condotta via chat il ritorno alla realtà oggettiva per il regista americano, sembra debba per forza passare attraverso lo sguardo, ed infatti lo spettatore non viene trascinato nella storia, ma confinato all’asettico ruolo del voyeur che osserva e può trarre qualsiasi conclusione nel tentativo di sbrogliare la matassa narrativa prima della conclusione. Un finale costruito nei minimi dettagli diviene ad un tratto logico quando l’occhio dello spettatore si unisce alla mente e riorganizza le immagini viste nelle quasi due ore di film. “Perfect Stranger” è dunque un film visivo non è quindi un caso la scelta di mettere attori dalla forte presenza scenica come Bruce Willis e Halle Barry, bravi e splendenti sotto i colori di una fotografia sempre perfetta nei suoi contrasti e nelle sue strane virate di colore, che dipingono New York con uno strato di romanticismo moderno. Il film di Foley però ha una durata ed una storia da raccontare e queste cose sono forse le due nemiche peggiori che potesse incontrare sulla sua strada, visto che non brilla certamente per sceneggiatura viene da chiedersi se effettivamente vista la storia il film non potesse durare un filino meno. Ma “Perfect Strangr” si lascia vedere per quello che è, un gioco degli specchi che può deludere come affascinare, ma è molto dificile che riesca nella seconda ipotesi.

Perfect Stranger
The Perfect Stranger – Identità digitali
5.9
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