The Dark – Quando il buio è un dato di fatto

La paura è da sempre forte attrattiva per il pubblico ed infatti pur con alti e bassi del caso, il cinema l’ha sempre proposta con risultati di botteghino positivi. Che si tratti di un thriller o di un horror gli spettatori accorrono quasi sempre. Assieme alle voglie del pubblico arriva questo “The Dark” diretto dal Canadese John Fawcett animato, probabilmente, dalla voglia di dire la sua anche sul campo dei fantasmi, dopo aver messo il naso nella vita dei licantropi con “Ginger Snaps”. Armato quindi di un cast di prim’ordine formato da Maria Bello e Sean Bean, assieme allo sceneggiatore Stephen Massicotte (anch’esso coinvolto in “Ginger Snaps”) porta sullo schermo il racconto di Simon Maginn “Sheep” (fortuna vuole che il titolo sia cambiato per ovvi motivi distributivi). La storia vuole che Adele, madre fresca di separazione, parta assieme alla figlia Sarah, con cui non detiene un buon rapporto, per una gita fuori porta in un posto sperduto del Galles andando così a fare visita al padre. Ma la sparizione della bambina nelle acque del mare gallese, unita alla comparsa di Ebril, ragazza morta una cinquantina d’anni prima, farà riemergere storie e leggende alle quali la gente preferisce non credere potendole così dimenticare.”The Dark” ha molti punti di contatto con “Ring two” diretto negli states da Hideo Nakata, tra questi la voglia di rappresentare una madre forte che farebbe di tutto per amore di un figlio. Ma non eredità solo questo dalla maledizione ad anello, in realtà si porta dietro pure una bambina fantasma che come Samara ritorna dall’aldilà, animali (pecore in questo caso, in “Ring Two” erano cervi) che preannunciano tramite la pazzia prima e la morte incondizionata la presenza del male, ma soprattutto l’elemento naturale come metafora di vita e morte ed ovviamente anche qui è l’acqua. Il film cupo più del nome stesso prende tutte queste cose e le mischia a leggende gallesi, talmente poco interessanti da non riuscire ad accendere la curiosità dello spettatore, al quale però viene comunque proposta una pellicola della durata di novanta minuti, in cui gli sbadigli iniziano a fare comparsa sullo stesso troppo presto, spezzando ogni tentativo di creare un’atmosfera o almeno un po’ di empatia verso almeno uno dei personaggi. Spiace vedere come uno script interessante viene sprecato, assieme alle belle interpretazioni degli attori, da una messa in scena inconcludente e stereotipata che però alla fine lascia nello spettatore lo stesso buio del titolo, ossia la sensazione di non aver visto nulla.

Dark
The Dark – Quando il buio è un dato di fatto
5.8