The Broken Circle Breakdown

Il cinema da tempo non è più il punto di riferimento delle immagini/informazioni, o meglio, possiamo affermare che la proiezione cinematografica è una delle fonti da cui pretendere un racconto per immagini, ma non ha più alcuna forma di esclusività su di esse. Lo schermo casalingo (tv o web non è discriminante) è divenuto il “noioso” narratore del quotidiano, in tutta la sua efferata violenza o spensierata gioia (difficilmente qualche anno addietro buon senso e pudore avrebbero permesso certe immagini al telegiornale o nei show televisivi). Le immagini passano davanti ai nostri occhi senza soluzione di continuità e ad una velocità tale da rendere impossibile attribuire loro una effettiva importanza, o peggio, una veridicità, trasformando tutto in un immenso rumore di fondo. Il cinema ormai spogliato dalla veste di veicolo d’informazione diviene oggi spazio unico in cui è ancora possibile la riflessione del visivo, quasi un luogo dell’anima in cui la veicolazione del contenuto tramite suoni e immagini è ancora possibile. Questo porta ad una critica sempre più focalizzata sulla dissezione del contenuto/sceneggiatura a scapito dell’analisi del linguaggio nella sua interezza. Sembra quasi che gli elementi fondanti della messa in scena, dalla scenografia al suono, siano divenuti di secondaria importanza a favore della ricerca di una “chiave di lettura del racconto” da parte di chi guarda/analizza. In questo nuovo approccio all’opera filmica non sarebbe quindi cosa di cui rimanere stupiti se venisse sottovalutata la debordante maestosità intima di “The broken cricle breakdown”, perché la pellicola diretta da Felix Van Groeningen esiste e diventa possente grazie alla somma di ogni sua parte.  La musica è narrazione al pari dell’immagine, dei costumi e di quella scelta (che sembra scontata perché “classica”) di incrociare al montaggio eventi e tempi diversi. Drammatico ma senza eccedere nella spietatezza, il film incede nel suo racconto di unione e disgregazione dei legami affettivi di una famiglia alla quale non è concessa forma alcuna di redenzione, ma solamente di godere appieno dell’istante al punto che anche le catastrofi (emblematico ed elegante la televisione che diventa un fuoricampo che racconta il dramma dell’11 Settembre) non possono distogliere l’attenzione dalla gioia, perché l’orologio scandisce il tempo e questo è sempre troppo poco.

alabama monroe cinefilopigro
The Broken Circle Breakdown
7.8
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