Speed

Speed – La velocità non è mai stata tanto esaltante

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Anno 1994 e Jan de Bont, direttore della fotografia di molteplici pellicole firmate Paul Verhoeven, compie il “salto della staccionata” e dirige il suo primo film. “Speed” è uno di quegli esordi che difficilmente passano inosservati, specie quando si rivela un buon successo commerciale e di critica. A metà degli anni novanta il cinema d’azione statunitense è ancora ben distante dalla sbornia di supereroi che inizierà nei duemila, ma allo stesso tempo non ha ancora incontrato quel ciclone che corrisponde al nome di Michael Bay che riscriverà, nel bene e nel male, le coordinate stilistiche del genere. “Speed” si piazza esattamente tra due “mondi” cinematografici ben precisi. Da un lato riprende lo stilema dell’eroe ordinario, in questo caso un poliziotto, alle prese con una quotidianità straordinaria tipico degli anni ottanta; dall’altro abbraccia un’estetica estremamente “videoclippara” eliminandola degli elementi patinati che la renderebbero stucchevole. Il risultato è un film d’azione solido, con una tensione cadenzata e costante, un cast perfettamente calato nei ruoli e delle sequenze spettacolari che lasciano sicuramente il segno.

La storia di “Speed” è estremamente semplice e vede l’agente Jack Traven, un Keanu Reeves pre Matrix perfetto nel suo essere duro e concentrato per tutta la vicenda, preso di mira da un misterioso terrorista dinamitardo (Dennis Hopper). Una mattina Jack si troverà costretto a salire su un autobus di linea pieno di passeggeri, in quanto l’attentatore gli comunica che sul veicolo oltre ai passeggeri c’è un ordigno che esploderà se la velocità scenderà sotto le 50 miglia orarie (80 Km/h). Ma non basta, se lui cercherà di mettere in salvo i passeggeri prima che gli venga consegnata una considerevole somma di denaro, farà saltare l’autobus a distanza. Jack aiutato dall’autista improvvisata Annie (Sandra Bullock), dovrà trovare il modo di guadagnare tempo prezioso da utilizzare per salvare in qualche modo i passeggeri e impedire che la bomba esploda in centro città.

Girato in quattro mesi, accolto positivamente dalla critica, costato una trentina di milioni, “Speed” si rivela per la 20th Fox una enorme soddisfazione, grazie anche ai trecentocinquanta milioni di dollari incassati in tutto il mondo. Jan de Bont al suo esordio dietro la macchina da presa dimostra di saper gestire adeguatamente una produzione simile, ma non solo, grazie alla sua esperienza come direttore della fotografia il film gode di riprese e scelte di camera sempre pulite nel loro portare sullo schermo l’azione nel miglior modo possibile. La macchina da presa del cineasta olandese si muove con disinvoltura tra gli spazi stretti di un ascensore o gli interni dell’autobus, come pure nei campi larghi in cui restituisce perfettamente la gravità di una bomba su quattro ruote che gira per la città più popolosa d’America. La sceneggiatura di Graham Yost (Nome in codice: Broken Harrow) non lesina minimamente di inventiva o di ritmo, regalando momenti sempre più spettacolari e ricchi di tensione e condendo il tutto con la giusta ironia e più di qualche colpo di scena.

“Speed” è insomma l’esempio di una mistura perfetta di elementi che portano a un risultato capace di superare anche la più rosea aspettativa. Il cast che di fatto vede Reeves reduce dal successo di “Point Break” e la Bullock lanciata verso una carriera di buon valore, contrapposti al malvagio (e divertito nel ruolo bisogno ammetterlo) Dennis Hopper è pressoché perfetto, non soltanto nell’incarnare i caratteri dei loro personaggi, ma anche nello restituirgli la giusta fisicità. La colonna sonora firmata  Mark Mancina (“Bad Boys”) è poi la degna chiusura di un cerchio perfetto con il suo descrivere in modo incalzante ogni momento. “Speed” di fatto come dicevamo all’inizio, prende il meglio del genere di quegli anni e lo porta sullo schermo in poco meno di due ore che lasciano letteralmente basiti per la spettacolarità e solidità del tutto, nonostante l’improbabilità degli eventi che esso stesso racconta. Uno spettacolo quindi non solo riuscito, ma assolutamente godibile reiteratamente in quanto scevro di qualsivoglia sbavatura o inutili lungaggini.

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