Solo – A Star Wars Story

Han è un criminale in fuga dal pianeta Corellia assieme a Qi’ra, la donna di cui è innamorato. Solamente lui però, riuscirà ad abbandonare quel luogo facendosi reclutare come pilota nelle fila dell’impero galattico, promettendo alla ragazza di tornare per salvarla. Passano gli anni e da pilota diventerà un soldato semplice a causa del suo comportamento insubordinato. Sarà proprio in un campo di battaglia che Han Solo farà amicizia con Chewbecca e assieme si uniranno alla squadra di ladri capitanata da Tobias Beckett. Quest’ultimo ha un debito con l’associazione criminale Alba Cremisi, alla quale deve una enorme quantità di coassio, un combustibile costosissimo e difficile da reperire. L’unico modo per appianare il debito è andare nelle miniere di Kessel per rubarlo allo stato grezzo e scappare sul pianeta Savareen dove potranno raffinarlo prima che questo esploda. Ma non tutto filerà liscio come l’olio.

“Solo – A Star Wars Story” rientra tra quelle pellicole le cui vicissitudini produttive sono interessanti tanto se non di più del film stesso. Inizialmente il progetto doveva essere diretto dalla coppia Phil Lord e Chris Miller, licenziati dalla produzione per divergenze creative, affidando il compito di ultimare (ma in molti direbbero dirigere nuovamente) la pellicola a Ron Howard. Come spesso accade in queste situazioni cosa sia realmente successo lo si saprà forse tra qualche anno, quando patti e accordi vari di riservatezza andranno a scadere. Ciò non toglie che questo fatto sia comunque da tenere in considerazione nella valutazione finale, perché anche recentemente ci sono stati esempi “illustri” (Justice League), di come un cambio così importante dietro le quinte della produzione porti a dei risultati tutt’altro che soddisfacenti. Fortunatamente non è questo il caso.

Ron Howard è un regista che seppur nel suo approccio classico alla materia, ha sicuramente una propria visione. Sarebbe estremamente riduttivo definirlo, come fanno in molti, come un “regista che dove lo metti sta”, a suggerire che riesce a fare bene tutto senza però imprimere una qualche personalità ai suoi lavori. Se questo approccio al regista avesse un vero fondamento, allora risulterebbe inspiegabile come mai in “Solo” ci si ritrovi ancora di fronte al respiro epico di pellicole da lui dirette come “Heart of the sea”, o al montaggio frenetico di “Rush”. E’ ben difficile immaginare cosa si sia ritrovato a maneggiare il cineasta una volta subentrato al comando del progetto, ma sta di fatto che il film uscito nei cinema ha ben poco di Lord e Miller, ma moltissimo di Ron Howard e soprattutto nella prima parte, questa è la cosa migliore che potesse accadere a “Solo”.

La seconda pellicola dedicata alle “Star Wars Story” è paradossalmente quella più vicina agli originali diretti da George Lucas, quindi in assoluto diviene la più distante da una fetta di pubblico odierno. Pubblico che fatica ad accettare certe formule, ma allo stesso tempo non si rende conto che l’intoccabilità dei primi film si fonda dall’essere entrato in contatto con questi ad una età in cui le avventure ambientate in una galassia lontana lontana, potevano continuare per ore dopo i titoli di coda grazie alla propria fantasia. Questo non viene sottolineato per mascherare i difetti di “Solo”, che tratteremo tra poco, ma per mettere in chiaro (e la trilogia lucasiana prequel fu spietata in questo), come anche questa ultima pellicola sia prima di tutto indirizzata ad un pubblico giovane, che vuole essere godibile un po’ da tutti, ma che non può permettersi ancora di “coccolare” chi negli anni ’80 aveva 10 anni e faceva colazione con marmellata e spade laser, continuando la spaccatura iniziata con “Gli ultimi Jedi” di Rian Johnson. Quindi per godervi appieno questo capitolo dedicato al personaggio dovrete sforzarvi di mettere da parte il vostro personale “bignami star wars” e abbandonarvi allo spettacolo.

“Solo” inizia fin da subito nel migliore dei modi. Presenta bene i suoi personaggi, ambienti e situazioni. Ron Howard dosa perfettamente il ritmo della narrazione e gli intermezzi comici. Tutto funziona al meglio fino a una bellissima sequenza ambientata su di un treno che sfreccia in mezzo alle montagne. Ad un certo punto però il film subisce una inaspettata battuta d’arresto e non tanto per problemi di regia, che seppur senza guizzi particolare svolge bene il suo compito, quanto di sceneggiatura e la cosa più grave è che accade proprio quando questa avrebbe dovuto dare il meglio. La parte finale del film infatti ha un vistoso tracollo, sembra quasi che per concludere la storia manchino delle parti di raccordo, o peggio per mascherarle sono state compiute delle scelte fin troppo “svogliate”. Concentrandosi nel finale la maggior parte dei momenti più importanti della storia, ritrovarsi queste soluzioni sbrigative regala al film un retrogusto amaro, un po’ come ritrovarsi con un dolce acido alla fine di una piacevolissima cena. Certamente “Solo” non ambisce a essere un capolavoro da ricordare, ma visto che riesce per buona parte ad intrattenere ben oltre quanto fosse lecito aspettarsi, un finale migliore era se non lecito, almeno dovuto. Seppur uno dei più “deboli” film dedicati alla saga stellare, riesce comunque a divertire e non è per forza un male abbandonarsi a uno spettacolo più leggero di qunato non suggerisca nelle sue fasi iniziali.

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