Soldado

Soldado – Solido sequel

I cartelli della droga messicani stanno spostando il loro business verso il traffico di esseri umani. Ogni notte gruppi di persone cercano disperatamente di oltrepassare il confine americano per iniziare una nuova vita. Ma non tutti sognano un futuro migliore, alcuni di questi sono terroristi desiderosi di scatenare il caos. Sarà proprio a seguito di un attentato compiuto da questi che il governo U.S.A. deciderà di infliggere un duro colpo alla immigrazione clandestina, scatenando una faida tra cartelli rivali in terra messicana.

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Il seguito di “Sicario” perde Villeneuve alla regia, sostituito dall’italiano Stefano Sollima, ma mantiene Taylor Sheridan sul tavolo della sceneggiatura e due dei tre protagonisti, Josh Brolin e Benicio Del Toro. Precisiamolo subito, questo seguito è un film che risulta molto depotenziato rispetto al precedente, però va dato atto al regista italiano di aver gestito al meglio una storia più debole, non di poco, già in partenza. Dove nel primo film anche grazie al personaggio di Emily Blunt, si ragionava sulla violenza, sulla necessità del crimine per procurare effimeri piaceri alla società (in fondo se noi creiamo la domanda, qualcuno coglie l’occasione per generare l’offerta), in “Soldado” qualsiasi tipo di riflessione viene azzerata per lasciare spazio alla macchina di genere.

Questo seguito è un film che risulta di molto depotenziato rispetto al precedente un po’ sotto ogni aspetto, però va dato atto al regista italiano di aver gestito al meglio una storia più debole già in partenza

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Da questo punto di vista, il film di Sollima è un solido thriller, che non cade nel tranello di spettacolarizzare l’azione, o peggio nella retorica più becera (cosa non scontata dato che tutto si mette in moto a seguito di un atto terroristico), ma si limita a mettere in scena al meglio un western di frontiera. Il personaggio di Del Toro diventa quindi una rivisitazione de “Il Grinta”, impegnato a fare la cosa migliore per il destino della figlia di un boss che anni prima ordinò lo sterminio della sua famiglia. La macchina da presa questa volta non arriva dall’alto e non si preoccupa di coniugare stile e contenuto, ponendo l’ago della bilancia più verso quest’ultimo.

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Lo spettacolo questa volta non ha il ritmo compassato del primo, alcune sequenze potentissime come il viso imbrattato di sangue della Blunt sotto la doccia, in “Soldado” sono del tutto assenti, ma non per questo il film risulta meno riuscito. Mai come in questo caso mente e muscolo decidono di fare da parte il cuore. Infatti la strada intrapresa da questo seguito, è forse l’unica possibile, o almeno per chi scrive la migliore che si potesse sceglire. Allontanandosi dalle atmosfere del primo capitolo (complice una sceneggiatura sicuramente più debole), Stefano Sollima costruisce una nuova prospettiva da cui osservare i personaggi, meno autoriale e più legata al genere (scelta più che sensata).

Con “Soldado” il regista italiano si conferma un abile direttore di interpreti e allo stesso tempo, solido direttore a suo agio nella gestione di produzioni internazionali ad alto budget. Anche se questo seguito ha una portata emotiva minore rispetto alla pellicola precedente, risulta essere non solo un seguito riuscito e con una propria precisa identità, ma anche uno dei migliori thriller di questo 2018.

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