Silent Hill

Sharon è una bambina come tante altre, felice giovane ma soffre di gravi disturbi del sonno. Mentre dorme l’unica cosa che collega uno stato di sonnambulismo all’altro, è il nome di una cittadina sperduta nell’entroterra americano recante il nome Silent Hill, che lei pronuncia continuamente. La madre Rose (Radha Mitchell) decide di trovare la città e di condurvi la piccola nella speranza di curare così i disturbi mentali della piccolina. Una volta arrivata nella nebbiosa cittadina di Silent Hill, Rose scoprirà suo malgrado un mondo completamente degradato dove il confine tra reale ed irreale si sovrappone, ma soprattutto ove le paure sembrano assumere forma solida ogni volta che l’oscurità adombra case ed abitanti.

“La paura per il sangue tende a creare la paura per la carne”. Con questa macabra frase prende il via il primo capitolo videoludico di “Silent Hill”, ennesimo gioco a sfondo horror, che per meriti da attribuire soprattutto alla trama e all’ambientazione, è riuscito ad imporsi su molti altri ed a terrorizzare milioni di videogiocatori. Ora come accaduto con altri franchise di successo quest’ultimo diviene un film, diretto dal francese Christophe Gans (Il patto dei lupi) e scritto per lo schermo da Roger Avery (Pulp Fiction). In questi ultimi tempi opere tratte da videogiochi si sono fatte strada nelle sale, in maniera più o meno riuscita registi e major ci hanno proposto di andare al cinema a vedere i nostri eroi elettronici combattere o fare quello per cui erano portati. Trasportare su pellicola un gioco come “Silent Hill” era sicuramente un’idea seducente nonché complicata, visto il livello di violenza e sadismo cuciti dai programmatori nei vari capitoli elettronici, ma anche soprattutto per via dei contenuti maturi dello stesso materiale ludico di partenza. Fino ad oggi le trasposizioni da videogioco hanno sempre sfruttato i personaggi e quando possibile le ambientazioni, in storie ispirate al gioco ma non proprie dello stesso. Gans invece conscio anche che il materiale di partenza è molto complesso e può regalare momenti emotivi di buon impatto, decide d’impostare la versione cinematografica utilizzando gli stereotipi contenuti nel gioco, creando un’alternativa ma allo stesso tempo un’opera fruibile da chiunque, e comprensibile in ogni suo più oscuro lato solo da chi le avventure nella città di della collina silente le ha giocate in prima persona.

Un po’ come avviene nelle trasposizioni da libro a film, ove il lettore del testo scritto solitamente percepisce molti più particolari rispetto al semplice spettatore. Non è un caso, duqnue, che nel film alcune parti risultino quasi incomprensibili a chi non ha mai impugnato il joystick, ma l’effetto risultante è encomiabile, specie per chi a digiuno della parte interattiva si godrà maggiormente l’illogicità di un mondo corrotto e dalle regole completamente diverse da quanto ci si aspetterebbe, quasi come un piccolo viaggio all’inferno ove la nostra piccola parentesi vitale non ci da il pieno potere di conoscere i segreti di un mondo alternativo al nostro, ma la cosa più risciutà e come Gans faccia in modo che nemmeno ci venga la voglia di capire ciò di cui potremmo avere paura, come se alle nostre domande lui ce ne mettesse davanti un’altra: “Lo sapete che la curiosità uccise il gatto?” allorchè noi evitiamo quesiti vari e continuiamo la visione. Ecco quindi che lo spettatore è completamente sballottato a destra e a manca in un paese delle meraviglie, sadico e animale, dominato solamente da emozioni primarie sempre tra loro contrastanti come possono essere l’odio e l’amore. Non è un caso infatti che sia proprio l’amore di Rose per la figlia a contenere, non solo spiritualmente ma anche fisicamente, l’odio vendicatore che porterà giustizia all’altra forma di male che alberga nella città.

“Silent Hill” è un gioco di specchi, tutto trova il suo equivalente speculare e queste parti sono rese benissimo a livello visivo, infatti troviamo il “giorno” in cui una setta religiosa spietata controlla tutto da una chiesa, per poi trovare la notte dove gli esseri oscuri provenienti non si sa da dove comandano su ogni cosa viva o inanimata che sia. La simmetria è presente in ogni personaggio del film che si aggira per Silent Hill, la stessa Rose troverà in Dhailia la sua controparte oscura, dove la prima fa di tutto per salvare la figlia, la seconda la sacrifica nella speranza di salvare se stessa ma innescando una irreversibile maledizione. Insomma Gans mescola la celluloide ai bit e crea la migliore trasposizione da videogioco, che può contare su una storia non del tutto riuscita ma ben supportata da un comparto visivo e musicale suggestivo ed efficace come pochi, ha dalla sua parte una dose di violenza cruda unita ad una sceneggiatura complessa che fa della pellicola un prodotto molto distante dai film horror per teen-ager, ed in conclusione può contare su un finale aperto al quale spettatore è data la possibilità di attribuire la più logica fine, che cambierà a seconda di come lui stesso durante la visione avrà ricostruito i pezzi del puzzle che vanno a ricomporre la trama del film.

Silent Hill
Silent Hill
In breve
Gans mescola la celluloide ai bit e crea la migliore trasposizione da videogioco
7
Buono
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