Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo

Parnassus – Cinema come sogno

Il dottor Parnassus è un vecchio monaco diventato immortale in seguito ad un patto stretto niente meno che con il diavolo millenni fa, quando il mondo era completamente diverso così come le persone. Nei tempi moderni, l’anziano “mago” porta in giro un personale show con il quale spera di vincere una scommessa tra lui e il demone, nella quale in gioco c’è la vita di sua figlia. I partecipanti allo spettacolo circense, entrano di fatto in uno specchio magico capace di dare forma alla loro immaginazione, ma che al tempo stesso li obbligherà a compiere delle scelte, dove saranno costretti a confrontarsi con la loro vera personalità. L’ultimo film del regista Terry Gillian è un magico incanto da vivere con la mente sgombra da ogni vincolo con la realtà, lasciandosi incantare dal racconto magico che non deve per forza essere perfetto o vincolato al tangibile, ma deve soltanto affascinare, a tal punto da divenire credibile oltrepassando i confini della fantasia. Fondamentale per comprendere questo, il primo incontro tra Parnassus (Christopher Plummer) ed il diavolo (Tom Waits), ove l’anziano racconta cantilenando la storia che, a detta sua, “sorregge il mondo” assieme ad un gruppo di monaci, salvo scoprire grazie al demoniaco sfidante che il mondo non ha bisogno di quel racconto per continuare ad esistere. Questa piccola sequenza racchiude la vera essenza dell’ultima fatica del regista americano, il racconto dentro al racconto, proprio come una scatola cinese. Il confine che separa gli uomini (spettatori?) dalla realtà non è altro che uno specchio (schermo?) che la riflette, ma che al tempo stesso riesce al suo interno a riplasmarla trasformandola nel sogno perfetto annidato nella mente di ogni persona, chiedendo però in cambio a chi decide di oltrepassare questo confine di giocarsi la propria anima/essenza, in una sfida che con se stesso, le sue paure e i suoi più sporchi segreti. In anni in cui l’essere scettici su tutto e credere sempre meno nel prossimo è una cosa naturale (purtroppo quasi una normale prassi), la pellicola di Gillian non risparmia la feroce critica nei confronti di una società che smette sempre più di sognare (che nemmeno crea bambini sognatori) e confrontarsi con se stessa, così presa dal superfluo che l’indispensabile perde completamente valore. Quasi come due facce della stessa medaglia, Parnassus e il diavolo, giocano proprio su questi aspetti dell’animo umano nel tentativo di spuntarla l’uno sull’altro, anche se i veri vincitori non sono coloro che riescono a tornare dai mondi dell’immaginario, ma bensì quelli che nel viaggio di ritorno alla realtà apprendono quanto importante sia credere nella forza dei propri sogni per poter vederli realizzati. Lo schermo cinematografico è lo specchio magico del regista Americano, la scelta che viene offerta a noi spettatori sta nella possibilità di continuare a sognare alla fine dello spettacolo, oppure tornare quanto prima alla realtà dimenticandoci ancora una volta di quanto bello sia poter toccare le nuvole con una mano. Affascinante, folle, dissacrante e altro ancora, “Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo” è uno dei più personali film realizzati dal regista, che in questo caso non ammette compromessi tra chi vuole montare sul suo carrozzone e chi invece preferirà rimanere a terra.Pubblicata su Nextplay.it

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Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo
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