Nella tana dei lupi

Los Angeles, un furgone portavalori vuoto viene rubato. Durante il furto la banda di criminali inneggia uno scontro a fuoco con le forze di polizia. Ci saranno diversi morti e feriti, questo farà sì che sulle tracce dei rapinatori si metta lo sceriffo O’Brien (Gerard Butler) della sezione major crimes. L’unità in questione lavora sempre in borghese e ai limiti della legalità, gestita come una banda di criminali più che una squadra di poliziotti. Inizierà così una sfida tra rapinatori e forze dell’ordine per impedire ai primi di compiere un nuovo furto, questa volta presso la sede losangelina della banca federale.

Nella tana dei lupi

“Nella tana dei lupi” segna l’esordio alla regia dello sceneggiatore Christian Gudegast (“Il Risolutore”, “Attacco al potere 2”), mettendo in scena un ibrido tra “Heat – La sfida” e un qualsiasi heist movie degli ultimi anni. Mattatore assoluto della pellicola il personaggio interpretato da Gerard Butler (qui anche produttore), che è di fatto la versione steroidea (e sicuramente più piatta) del Vincet Anna di manniana memoria. Gudegast nel tessere la pellicola attorno a questa figura tralascia fin troppo la caratterizzazione dei comprimari, ma soprattutto dell’antagonista.

Nella tana dei lupi

In un film del genere dove la divisone tra bene e male è netta, il cattivo risulta fondamentale nella caratterizzazione dell’eroe. Tanto più il primo viene dettagliato, maggiormente sarà accattivante il secondo, accadeva proprio questo in “Heat”, dove i criminali avevano molto più spazio nella pellicola così da potenziare all’inverosimile ogni apparizione dei poliziotti. Nel film di Gudegast questo approccio viene cercato in più punti del film senza mai andare a fondo nella psicologia dei personaggi che risultano semplicemente una squadra di criminali, amanti del body building e che riescono nelle loro imprese grazie a un deus ex machina che organizza loro i piani nei minimi dettagli.

Nella tana dei lupi

Ed è qui che “Nella tana dei lupi” mostra il suo difetto maggiore, il fatto di essere un classico film di rapina con colpo di scena finale (stile “Inside Man”), ma desideroso di dare a questo una struttura da poliziesco. Sul piano teorico è interessante questo tentativo, ma si rivela non funzionare all’atto pratico, restituendo uno spettacolo bolso, carico di ambizioni ma che non trova, nemmeno nelle due ore e venti di durata, il tempo necessario per sviluppare a dovere gli ingranaggi di una storia che si rivela essere troppo centrata sul suo protagonista. “Nella tana dei lupi” rimane comunque uno spettacolo che se non preso troppo sul serio, come però il film vorrebbe, si rivela una valida alternativa alle pellicole d’azione dove quest’ultima è subordinata alla qualità dell’effetto in computer grafica.

Nella tana dei lupi
Nella tana dei lupi
6.5
Acquistalo su
cinefilopigro
Precedente
The Lodgers