Need for Speed

Need for Speed – Velocità e adrenalina

Con “Need for Speed” i produttori hanno fatto una scelta decisamente saggia, affidare la regia ad un o che di corse ed esplosioni se ne intende in prima persona, ossia Scott Waugh. Stuntman per una miriade di film famosissimi, tra cui “L’ultimo dei mohicani” e “Bad Boys II”, Waugh è uno che sa il fatto suo riguardo la direzione di sequenze d’azione altamente spettacolari. I produttori però hanno fatto anche un grosso errore, affidare la regia a una figura che non sa gestire al meglio un pool di attori e allo stesso tempo incapace di tirare fuori quel poco di buono presente in sceneggiatura, quando questa si discosta da inseguimenti ed esplosioni.

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Ma “Need for Speed” è un film molto fortunato, perché nelle quasi due ore di durata (le sfora di pochissimo), i momenti in cui l’azione viene meno facendo salire l’orticaria anche a chi lo guarda distrattamente, saranno circa quindici minuti. La storia, estremamente semplice, vede il meccanico/pilota Tobey Marshall (Aaron Paul), alle prese con una vendetta personale da consumarsi durante la corsa clandestina di automobili di lusso chiamata “De Leon”.

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Tobey vuole vendicarsi del pilota Dino Brewster (Dominic Cooper), che in una una sfida a tre con l’amico Pete, quest’ultimo viene fatto uscire di strada proprio da Dino. Dato che nessuno è pronto a credere alla versione degli eventi di Tobey questo dopo aver scontato un paio di mesi in carcere, inizierà la sua vendetta a colpi di acceleratore e freno a mano. “Need for Speed” offre alcune delle corse automobilistiche tra le più riuscite degli ultimi anni.

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Escludendo il signore indiscusso di corse rocambolesche, ossia “Mad Max Fury Road”, il film di Waugh rimanendo abbastanza sulla soglia della credibilità, realizza alcuni degli inseguimenti migliori visti al cinema negli ultimi tempi. Il modello di riferimento non è più il muscolare e improbabile “Fast & Furios”, ma il videogioco da cui il film trae le fila mescolate a una creazione della corsa che pesca dai classici quali “Bullit” (che Waugh cita pure al suo interno) o “The Getaway” (ovviamente non si avvicina nemmeno alla lontana a questi).

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Gli inseguimenti per le strade americane tra Tobey e la polizia, o la gara finale che inanela una serie di cartoline californiane, risultano sempre ben realizzate e spettacolari il giusto. A non funzionare in “Need for Speed” sono tutti quei momenti in cui il film cerca di creare un ponte tra spettatore e personaggi.

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Purtroppo il regista di “Act of Valor” non riesce mai a dirigere adeguatamente gli attori. Il risultato è che tutti i personaggi di supporto non sono altro che marionette bidimensionali, mentre i protagonisti risultano quasi tutti stereotipati e sopra le righe. Un vero peccato, perché non solo di scene d’azione vive un film e “Need for Speed”, vista la qualità di quest’ultime avrebbe meritato una cura maggiore nel collante che le tiene assieme.

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