Match Point

Match Point – La fortuna aiuta gli audaci?

Quanto conta la fortuna nella vita delle persone? In quanti casi essa ci aiuta senza che noi lo scopriamo? Quante volte succedono cose che non ricolleghiamo alla dea bendata? L’ultima fatica del geniale Woody Allen fa riflettere su questo tema, sulla casualità degli eventi e sulle decisioni felici o infelici con cui tutti prima o poi dovremmo scontrarci. Chris Wilton (Jonathan Rhys Meyers) è un’insegnante di tennis in un esclusivo club londinese, giorno dopo giorno da lezioni a esponenti della società alto-borghese, queste persone lo faranno incontrare con Tom Hewett (Matthew Goode) e poco dopo con la sorella di questo, con cui inizierà ad intrattenere una relazione, da prima d’amicizia e poi d’amore.

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Aiutato dai sentimenti che la ragazza prova nei suoi confronti, Chris riuscirà, grazie al di lei padre, ad avere un ottimo lavoro abbandonando il tennis club e cambiando status sociale, arrivando a sposare la sorella di Tom. La sua vita procede nel grigiore della monotonia fino al giorno in cui avrà una relazione con la fidanzata del cognato, da li niente sarà più lo stesso, e proprio come in una partita di tennis Chris dovrà decidere di volta in volta come colpire la palla del suo destino. “Match Point” è un film amaro e cattivo come pochi altri a tal punto che viene da chiedersi come possa essere questo un film di Woody Allen.

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Non troviamo nessuna delle cose che lo ha reso famoso sia come regista, eppure mentre la visione procede ci si rende conto che questo è proprio lui e nessun altro, solo che questa volta ha abbandonato la solarità per abbracciare la freddezza della realtà. Allen utilizza il tennis come metafora di vita, ad ogni colpo di mazza non sai mai se la palla farà quello che tu hai in mente, è una questione di fortuna, così come ogni scelta che noi compiamo si finalizzerà in un modo o in un altro che a noi non c’è dato modo di prevedere, ma soprattutto ci mostra che grazie all’imprevedibilità dei risultati una tragedia nella vita reale può avere anche esiti positivi.

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Ambientato nella Londra di oggi “Match Point” riesce ad incantare lo spettatore con una formalità delle immagini pari solo a quella dei dialoghi, il tutto unito a delle buone interpretazioni del parco attori, dove spicca su tutti Scarlett Johansson, non di secondaria importanza è le ben congegnata storia. Ad osservare questi aspetti si direbbe un capolavoro, purtroppo però la cura messa nell’ottenimento di questi elementi si contrappone ad un ritmo narrativo soporifero. Allen decide di raccontare la storia con il freno a mano tirato, fino ad arrivare agli ultimi vorticosi minuti in cui il protagonista si troverà a compiere delle azioni tutt’altro che preventivate, e forse proprio per questo incalzanti.

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Non che questo sia un male, però non si può dire che il film si lasci guardare senza problemi, anzi è più facile subire la visione piuttosto che gustarla, questo punto va tenuto in seria considerazione prima di avvicinarsi alla sua ultima fatica. Nonostante tutto se volete tentare la fortuna potreste venire ricompensati con uno dei migliori film di quest’anno, nonché scoprire un Allen dal sapore classico ma dalla forma completamente inedita, altrimenti… Purtroppo la fortuna non sempre aiuta gli audaci.

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  1. Beh è piaciuto pure al sottoscritto che Allen proprio non lo sopporta tranne che in “Manhattan” ed “Io e Annie”. In tutti questi anni di onorata carriera ha fatto solo 3 pellicole che hanno incontrato i miei gusti.

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