Le Belve

“Le Belve” (“The Savages” in originale) ci porta dentro le vite di tre amici, Ben, Chon e Ohpelia. I primi due contano da sempre l’uno sull’altro, mentre lei ama entrambi in egual modo. Assieme hanno costruito un’attività illegale basata sulla coltivazione e distribuzione della marijuana dalla California all’intero paese americano. Un giorno le loro vite si incroceranno con quelle di un cartello della droga messicano interessato al loro giro d’affari. Da quel momento in poi inizierà una caduta in un baratro che sembra non aver fine.

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Con “Le Belve” Oliver Stone torna a un cinema teso, violento e fatto di personaggi che vivono al limite delle loro possibilità. Il cast che affianca nomi famosi come John Travolta, Benicio Del Toro e Salma Hayek ad attori decisamente più giovani come Aaron Taylor-Johnson, Taylor Kitsch e Blake Lively, si mette al servizio di un thriller capace di rimettere nello schermo i tratti distintivi che avevano reso celebre il regista negli anni ’90. Troviamo infatti un montaggio serrato, una violenza meno feroce ma sempre visivamente potente, una cura alla caratterizzazione dei personaggi sopra la media. Tutto questo a servizio di un racconto che riesce ad intrattenere ma incapace di scavare sotto la superficie degli eventi narrati. Se “Le Belve” riporta Oliver Stone a padroneggiare nuovamente, anche se in maniera parecchio depotenziata, quello stile che aveva fatto la fortuna di “Natural Born Killers”, a tradirlo qui non è tanto la messa in scena quanto la “banalità” del racconto.

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Nella sceneggiatura tratta dal romanzo di Don Winslow, manca quell’energia che trasporti lo sguardo oltre le frontiere della violenza figurata. La necessità di dare corpo a una geografia dei corpi in gioco tende a farsi sentire, reclama spazio necessario a creare un immaginario sfondo geografico capace di andare oltre le immagini da cartolina. Va detto che come thriller “Le Belve”, seppur senza sorprese e neppure improvvisi sbalzi, funziona a dovere. Ogni cosa è al posto giusto, forse pure troppo ed è questo il limite che non riesce ad elevare il film a cult, fermandosi nella zona di una riuscita pellicola d’intrattenimento. Da Oliver Stone era sicuramente lecito attendersi qualcosa di più, ma lo spettacolo funziona (a patto di non avere grosse pretese), anche se la sensazione durante lo stesso è quella di essere sempre un passo avanti agli eventi. “Le Belve” poteva essere un western di frontiera dalle forti tinte noir, così invece è soltanto uno spettacolo fuori contesto.

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