Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma

La maledizione del forziere fantasma: il ritorno di Jack

Probabilmente Zemeckis, dopo, Lucas, prima, quando firmarono negli anni ’80 le loro due trilogie non pensavano che quella struttura sarebbe stata fonte d’ispirazioni per altri registi, ma anche sceneggiatori e produttori. Se ci sono a tutti gli effetti trilogie che nascono per essere tali come “Il signore degli anelli”, ve ne sono altre come quella di “Matrix”, le quali con il pretesto di continuare una storia che offriva spunti interessanti, proprio come accadeva anni fa con la saga di “Ritorno al futuro” o i primi “Guerre Stellari”, creano episodi successivi al primo cercando tramite la sceneggiatura di concatenare il tutto.

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Ma proprio la saga della matrice è l’esempio lampante di come sia difficile andare ad operare per trasformare un primo film autoconclusivo, in un punto di partenza per una storia più complessa. Evitando di paralare sull’effettiva qualità del risultato finale ottenuto dai fratelli Wachowski, iniziamo a parlare del secondo capitolo delle avventure del capitano Jack Sparrow, che condividono proprio con le trilogie sopraccitate lo stesso punto di partenza, ossia un primo capitolo con un inizio ed una fine ben delineati, ma con possibilità infinite di continuare la storia creando nuove avventure per i simpatici protagonisti della pellicola.

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“La maledizione del forziere fantasma” inizia proprio dove si concludeva il primo capitolo, con Jack Sparrow in giro per i mari a caccia di tesori, Will ed Elizabeth in procinto di sposarsi, ma conoscere un pirata purtroppo si rivelerà per loro una sfortuna. Infatti verranno arrestati e ricattati per rimanere vivi, dovranno impadronirsi della bussola magica di Jack. Nel frattempo il capitano e la sua perla nera stanno scappando in lungo e largo dalla maledizione che pesa su lui stesso, in quanto egli vendette la sua anima al pirata fantasma Davy Jones. Da qui in poi tra creature degli abissi, stregonerie voodoo e duelli all’arma bianca il film non lascerà un’attimo di tregua allo spettatore.

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Questo secondo capitolo rivede tutto lo staff tecnico/produttivo del primo, riesce quasi nell’intento di essere il filone centrale di una trilogia. Gli sceneggiatori si agganciano molto bene alla storia originale e a sviluppare una trama completamente nuova, creano personaggi azzeccati, ripescano alcune vecchie conoscenze aumentandone d’importanza, ma soprattutto riescono nel non facile compito di essere originali nel racconto, senza ripescare cose viste nell’antecedente episodio e lasciando ben sperare per il capitolo conclusivo. Non si può sicuramente rimanere delusi dal prodotto finale, se non per un’eccessiva lunghezza la quale affliggeva anche l’altra avventura, il prodotto finale è un film Disney a tutti gli effetti, con tutto ciò che questo implica, ma sicuramente migliore di molti altri prodotti dalla casa stessa.

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Se la “Maledizione della prima luna” aveva imparato dai classici della casa a costruire un prodotto per famiglie adatto a chiunque, questo secondo episodio non fa eccezione. La nuova avventura purtroppo non poteva ne contare sul fattore sorpresa della scoperta del capitano Sparrow, ne riciclare l’idea dei pirati maledetti, quindi Ted Elliot ed Erik Rossio hanno dato via libera alla fantasia mantenendo la satirica struttura narrativa ed inventandosi creauture e situazioni tanto stravaganti, quanto funzionali in un film simile. Ci sono scene splendide, tra cui il bellissimo duello sulla ruota, scenari incredibili, particolari azzeccatissimi ed un’uso sontuoso degli effetti speciali, credibili come poche altre volte si era visto in simili film.

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Verbinski che di certo non è un mago della regia, riesce come sempre a puntare la telecamera nella posizione giusta per rendere al meglio la scena, peccato che però in fase di montaggio avrebbe dovuto operare di cesello maggiormente, anche perché le oltre due ore di durata hanno dei punti morti dei quali non se ne sente minimamente la mancanza. In finale un plauso va a Johnny Depp, lui è la colonna portante del film ed è grazie alla sua maestria nel non sovrastare mai gli altri protagonisti la vera riuscita anche di questa pellicola.

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Il suo personaggio è incredibilmente divertente, nei modi e movenze nonché nell’essere sempre diverso, stupendo di volta in volta lo spettatore che non riuscirà mai a precedere una delle sue successive azioni. Un film riuscito con punti negativi, tra questi le musiche che nelle mani di Zimmer sono diventate troppo cupe, e molti aspetti positivi, riesce a continuare una storia iniziata anni fa e lascia ben sperare per il gran finale. Ma la cosa che più soddisfa è che comunque l’operazione di aver creato una trilogia quando questa non era pensata fin dall’inizio non sta avendo gli stessi esiti di “Matrix” e simili, ma alla fine un pensiero va a quel gioiellino de “L’impero colpisce ancora”.

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