Jurassic World: il regno distrutto

Nell’isola del Costa Rica dove qualche anno prima erano accaduti gli eventi che hanno portato alla chiusura del parco “Jurassic World”, Isla Nublar, i dinosauri vivono in totale libertà. Mentre sulla terra ferma i governi discutono se salvare o meno la specie, il vulcano presente nell’isola sta per scoppiare mettendo nuovamente fine alla vita degli animali preistorici. Benjamin Lockwood ex socio di John Hammond, convince Claire Dearing a tornare sull’isola per salvare quanti più animali è in grado. Ad aiutarla ci sarà novamente Owen Grady. Presto però scopriranno che le buone intenzioni di Lockwood sono controbilanciate da quelle manageriali del suo assistente Eli Mills, che desidera vendere nel mercato nero i dinosauri rimasti assieme a una nuova razza  creata assieme al dottor Wu: l’Indoraptor.

Jurassic World: il regno distrutto

Qualsiasi tipo di riflessione è trattata come se chi deve recepirla fosse un povero cretino, i momenti del film che dovrebbe trasformarsi in colpi di scena (almeno uno su tutti) sono talmente prevedibili che stancano inutilmente la visione.

Il secondo capito della nuova trilogia inaugurata qualche anno fa da “Jurassic World”, perde alle regia Colin Trevorrow (che scrive e produce questo nuovo episodio), per accogliere Juan Antonio Bayona. Regista spagnolo a cui dobbiamo il bel “The Orphanage”, dirige quello che a tutti gli effetti è un seguito diretto del capitolo precedente, ma che porta una desolante sensazione di dejà vu. Se il precedente episodio percorreva la strada del remake apocrifo del film diretto da Spielberg nel 1993 (un po’ come “Star Wars il risveglio della forza“), facendo il ruffiano nei confronti di chi aveva visto l’originale, era lecito aspettarsi che questo secondo capitolo non ricalcasse il qualitativamente altalenante seguito del 1997 (probabilemnte uno dei picchi più bassi della carriera di Spielberg). Ma invece il film diretto da Bayona prende spunto proprio da quel seguito tanto spettacolare, quanto poco realmente riuscito, inserendoci qualche elemento di novità, ma non riuscendo a trovare una sua identità narrativa, pur confezionando una pellicola superiore a quella che l’ha preceduta.

Jurassic World: il regno distrutto

“Jurassic World il regno distrutto” è un film “povero” da qualsiasi punto lo si guardi, tranne che sul fronte produttivo. A incidere negativamente una sceneggiatura banale e facilona, che seppur capace di creare momenti dall’alto tasso di spettacolarità, non riesce mai ad andare fino in fondo nei temi che tenta di trattare. Qualsiasi tipo di riflessione è trattata come se chi deve recepirla fosse un povero cretino, i momenti del film che dovrebbero trasformarsi in colpi di scena (almeno uno su tutti) sono talmente prevedibili che stancano inutilmente la visione. Gli attori principali sono nuovamente Chris Pratt e Bryce Dallas Howard, che confermano la giusta alchimia tra i personaggi, ma che purtroppo devono fare i conti con una storia inutilmente seriosa e allo stesso tempo vuota.

Jurassic World: il regno distrutto

A salvare il film dal disastro completo ci pensa proprio Bayona, che quando deve spingere il pedale sulla spettacolarità dimostra capacità di messa in scena superiori al Colin Trevorrow del precedente capitolo (e che dirigerà anche il terzo conclusivo). La sequenza in cui i protagonisti fuggono dall’isola o quella ambientata nella villa di Lockwood riescono perlomeno a restituire un intrattenimento piacevole, seppur di grana grossa. “Jurassic World il regno distrutto” è un film che diverte poco, annoia tanto e prende a sberle l’intelligenza di chi lo guarda. Visto il successo del capitolo precedente era auspicabile percorrere nuove strade narrative invece di ricalcare quelle percorse negli anni 90, aggiungendo forzatamente una critica ecologista che fa accapponare la pelle tanto quanto quella sulla genetica (ed il finale raggiunge un livello di demenza che fa scattare la risata). Se il prossimo episodio si rifarà a “Jurassic Park 3” si salvi chi può.

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Jurassic World: il regno distrutto
5.9
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