John Wick – Supereroi tremate, i russi son tornati!

“[…]La corruzione a tutti i livelli è il tema di fondo dell’accorta sceneggiatura di Brian Helgeland (L.A. Confidential, Mystic river). Il gonfio, tronfio, ridondante stile di T. Scott – cui bisognerebbe togliere la patente di regia almeno per qualche anno – fa di tutto per rovinarla. E ci riesce.”

Tratto da “Man on fire” – “Il Morandini – dizionario dei film”.

La critica cinematografica e i film d’azione spesso non vanno d’accordo, il punto d’incontro tra queste entità sembra essere impossibile. Rileggendo quanto sopra, viene smontato quello che per chi scrive è stato uno dei migliori registi del genere (e per questa affermazione sono pronto a ricevere la classica badilata di letame addosso), ma anche una tra le migliori pellicole d’azione della decade 2000. La ritrosia della critica per lo scomparso regista non l’ho mai compresa, probabilmente non ho ancora conoscenze tali per “apprezzare” i limiti dei suoi lavori, tanto enormemente palesi per alcuni sguardi, quando inesistenti al mio (“Domino” a parte, in quel film non si capisce mai una mazza di quanto sta succedendo). Se “Man on fire”  (di cui trovate un disamina su questo stesso blog) comunque fu una delle ultime pellicole in cui si potevano vedere violenza, esplosioni e dei cattivi veramente stronzi, dobbiamo arrivare al 2014 (quindi dieci anni dopo il film di Scott) e ritrovare nuovamente Denzel Washington protagonista, per poter vedere una pellicola di genere dove bianco e nero delimitano dei confini netti, comprensibili a chiunque e soprattutto invalicabili. Proprio grazie a “The Equalizer” di Antoine Fuqua finalmente tornano buoni e cattivi in una sceneggiatura rifinita con una scure. La cosa incredibile è che non solo ritroviamo l’eterno cattivo dei film statunitensi, i russi, ma anche un protagonista che ne ammazza in grande quantità senza troppi problemi (infischiandosene del politicamente corretto), privo di paure o rimorsi (per la serie: fare quel che si deve sempre e comunque). In anni dove il cinema propone dei cattivi che non lo sono fino in fondo e dei buoni per niente tutti di un pezzo, il ritorno ai “valori del cinema reaganiano anni 80” è graditissimo (almeno per il sottoscritto), divenendo per chi non è cresciuto a pane, Walter Hill e “ti spiezzo in due” persino una novità. Tutta questa lunga introduzione per arrivare a parlare di “John Wick“, che nonostante molti difetti, porta con se dei meriti apprezzabili, tra cui il messaggio subliminale che richiede un coro da stadio:

 “Supereroi tremate, i russi son tornati!”

Escludendo le parentesi dedicate allo smemorato Jason Bourne, negli ultimi anni l’azione al cinema è stata affidata – con buona pace degli incassi – ad eroi mascherati di ogni tipo. Poco importa che abbiano o meno dei super poteri, quello che sembra bastare è che la storia sia trasportata sullo schermo direttamente da un albo a fumetti. Quindi se già “The Equalizer” con la sua insensata carneficina di criminali russi (ovviamente non sono più comunisti, ma mafiosi, vi ricordo che la guerra fredda è finita), potevamo esultare per il ritorno dell’uomo “normale” costretto a compiere una impresa eccezionale, con “John Wick” di Chad Stahelski e David Leitch, ritroviamo Keanu Reeves in una veste action convincente, ma sopratutto il ritorno del “rispetto” in stile John Woo. La storia di “John Wick” non è un vero e proprio pretesto per inallenare sequenze d’azione sempre più spettacolari, non lo è in virtù del fatto che sarebbe un insuto al termine “pretesto” stesso, su cui Luc Besson e la sua EuropaCorp. hanno fondato tutti i film d’azione con Liam Neeson protagonista.

La trama di Jhon Wick è proprio una cavolata indescrivibile se non con un elenco a punti (e ancora fino a quando uno non si vede le scene davanti agli occhi fatica a crederci):

1 – Muore la moglie del protagonista (di cosa non è importante, vi basti sapere che vedrete l’ennesimo funerale sotto la pioggia);
2 – John cade in depressione, ma riceve un cane dalla moglie morta (non è un horror, ma meglio non porsi domande che iniziano con : “come è possbile che…”);
3 – Grazie al cane Wick evita il suicidio, ma a causa della sua “modesta” automobile attira l’attenzione di un gruppo di mafiosi russi, che dopo una conversazione monosillabica decidono di rubargliela.

4 – I mafiosi russi attendono la notte e si recano a casa di John. Dopo averlo picchiato gli rubano la macchina e ammazzano il cagnolino (il classico “madornale errore”);
5 – Dopo un giro d’incontri da ricettatori d’auto e telefonate minatorie, la mafia russa comprende che il figlio del boss ha rubato l’auto all’uomo sbagliato, in quanto John Wick non è solamente un prematuro vedovo, ma anche il killer più spietato che i mafiosi russi avessere mai assoldato nel recente passato (cit.”colui che chiami quando devi uccidere l’uomo nero”);
6 – Dopo una trattativa telefonica non andata a buon fine, John inizia ad ammazzare russi come non ci fosse un domani, per vendicarsi del cagnolino ucciso e dell’auto rubata. Tutto il resto è contorno, tranne il concierge del “Continental” (ma non vi rovino la sorpresa);

7 – Tutto quello che avete letto qui sopra si svolge nel giro di 5 o 6 giorni nel timing del film, non so se comprendete quindi l’improbabilità del tutto (se non capite da soli cosa intendo forse non siete così intelligente come credo).

Quindi alla fine dei sette punti emerge chiaramente un concetto base per la fruizione della pellicola di Chad Stahelski e David Leitch: nel caso stiate cercando cinema con una certa profondità, o presunta tale, evitate “John Wick”, rompereste le scatole a chi se lo sta godendo seduto di fianco a voi in sala prendendo in giro la pellicola tutto il tempo, rischiando pure di ritrovarvi con un pugno in faccia dall’esaltato di turno, che al contrario di voi sapeva benissimo cosa stava andando a vedere. Avvisati, salvati.
“John Wick” funziona per tutta la sua durata, certo non avrà la qualità generale di “The Equalizer”, ma diverte con una spavalda tamarraggine, che si ripercuote anche in alcune scelte di regia (tipo i sottotitoli colorati stile karaoke) non propiamente felici (diciamo che si nota palesemente l’inesperienza della coppia di registi). Ma se pensiamo che vengono uccisi un numero incalcolabile di esseri umani, perchè hanno ammazzato il cane all’uomo sbagliato diviene difficile cercare difetti, anzi è più facile tornare con la mente ai finti trailer del caro “Jack Slater” di “Last Action Hero“, perchè quello che hanno fatto Chad Stahelski e David Leitch è aver trasformato in lungometraggio una di quelle assurde finte avventure contenute nel film di McTiernan.

John Wick
John Wick – Supereroi tremate, i russi son tornati!
7.1
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