Jason Bourne – Cinema a misura di Privacy

Ritorna la spia americana in cerca del proprio passato nata dalla penna di Robert Ludlum, ancora una volta in cerca dei frammenti di un passato annidato in ricordi sconnessi, ancora una volta completamente fraintesa nelle intenzioni dagli ex colleghi della CIA. Sulla strada della riconciliazione con la sua vecchia identità, Jason Bourne (personaggio nuovamente interpretato da Matt Damon), non solo aggiungerà un ulteriore tassello al proprio disegno di vendetta, ma bloccherà una operazione segreta del suo stesso governo atta ad avere il controllo totale sulla privacy delle persone a livello globale. In questo quinto capitolo ritroviamo come detto sopra Matt Damon nuovamente nelle vesti del protagonista, ma anche Paul Greengrass alla regia abbandonando per strada lo sceneggiatore Tony Gilroy che diede i natali alla saga. Il titolo del film è semplicemente “Jason Bourne”, dando fin dal titolo scontata la conoscenza del personaggio, non c’è più bisogno di spiegare nulla riguardo ad esso, basta solo il minimo funzionale come il “pratico” riassunto sotto forma di flashback creato nei minuti iniziali, dato che il mondo in cui esso vive le sue avventure fa ormai parte del immaginario popolare su cui si fondano i thriller di spionaggio votati all’azione più che all’introspezione. Lo spettacolo sembra ormai avere vinto su tutto in questa pellicola, la terza diretta dal regista, ma la prima che non fa nulla per nascondere la povertà della struttura della saga, fatta principalmente di inseguimenti in giro per il mondo e azione muscolare tra le varie parti chiamate in causa. Nonostante venga inserito un argomento di attualità quotidiana come la riservatezza e la privacy nell’era dei social media, Greengrass decide di spingere l’acceleratore sul suo personaggio trasformandolo in una macchina inarrestabile, capace di portare a termine qualsiasi obbiettivo esso si ponga. Ma è sempre stato questo lo scopo ultimo della saga di Bourne, creare l’illusione di profondità in assenza quasi totale della stessa intaccando la figura eroica delle istituzioni votate al bene comune. In “Jason Bourne” invece il governo USA è cattivo al pari dei russi nei film americani anni ’80 (nelle pellicole precedenti c’era lo spazio per la redenzione, qui nemmeno l’ombra), non c’è marginalità di dubbio e questo rende meno interessante l’intera operazione, in quanto la conclusione che vede Davide (Bourne) vincere su Golia (il governo) è scritta nel DNA del genere di appartenenza e della serie stessa, quindi l’unica cosa veramente scontata fin dai titoli di testa. Greengrass confeziona l’ennesima pellicola autoconclusiva e autonoma della serie dedicata al personaggio, confermando come egli sembri essere l’unico regista in grado di tenerla a livelli qualitativi molto alti, regalando un intrattenimento mai veramente scontato, ma allo stesso tempo mai veramente innovativo come lo furono i precedenti. Questo “Jason Bourne” piacerà a tutti i vecchi fan, ne conquisterà di nuovi e strapperà un sorriso a chi lo scorso anno non ha mancato al cinema l’appuntamento con “Blackhat” di Michael Mann.

Gli altri film della coppia Damon/Greengrass li trovate qui:

The bourne Supremacy

The Bourne Ultimatum

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Jason Bourne – Cinema a misura di Privacy
6.9
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