IT – CAPITOLO UNO

IT – CAPITOLO UNO: Il miglior adattamento possibile?

Derry, Maine, giugno 1989, ultimo giorno di scuola. In giro per la città vengono affissi cartelli di ragazzi scomparsi e nella cittadina viene stabilito un coprifuoco. Un gruppo di amici, “Il club dei perdenti”, iniziano a vivere strane ed inquietanti esperienze, tutte accomunate dalla presenza di un pagliaccio. Lentamente si farà strada dentro di loro, la certezza che dietro a quella grottesca figura si nasconda in verità qualcosa di molto più terribile. Se fosse proprio il clown danzante Pennywise il colpevole delle sparizioni avvenute in città, tra cui quella che ha colpito da vicino Bill il capo dei perdenti? Nel mese di ottobre del precedente anno, George, il fratello più piccolo di Bill, è scomparve mentre giocava con la sua barchetta di carta per le strade della città.

I perdenti formati da Ben, un ragazzino timido, Stan, un ebreo che ha qualche problema ad affrontare i riti di passaggio religiosi, Richie, il burlone del gruppo, Mike, un ragazzo di colore che ha perso i genitori in un incendio, Beverly, una ragazza che si sta riscoprendo donna, Eddie, un ipocondrico pauroso e Bill, si ritroveranno ad affrontare Pennywise e con esso anche le loro più profonde paure. “IT” adattamento “impossibile” ad opera di Andrés Muschietti (La Madre), tratto dal titanico romanzo di Stephen King, è un piccolo miracolo di trasposizione cinematografica. Muschietti e i vari sceneggiatori hanno eseguito un’opera certosina di riduzione degli eventi dandogli anche una nuova contestualizzazione. Scelta coraggiosa ma che si è rivelata corretta per rendere cinematografico un materiale di partenza che lo sarebbe stato solamente in parte.

“IT” è quindi la creatura horror cinematografica perfetta, in quanto si fonda sulla paura dello sguardo, come uno specchio che restituisce la parte oscura dell’inconscio.

“IT” è un horror estremamente patinato ma che non si pone problemi quando deve sporcarsi aumentando il tasso di gore e violenza (nei limiti di questa tipologia produttiva). Ma è anche la prima parte di un racconto di formazione, dove un gruppo di ragazzini deve unire le proprie forze per dare battaglia alle proprie paure. Il clown Pennywise nel film è la rappresentazione perfetta dell’uomo nero che dà forma al terrore dell’animo, portando la dimensione fantastica ad oltre il muro del reale. “IT” è quindi la creatura horror cinematografica perfetta, in quanto si fonda sulla paura dello sguardo, come uno specchio che restituisce la parte oscura dell’inconscio. Muschietti è conscio di questo e sfrutta al meglio l’occasione, creando “siparietti” ad alta tensione che spezzano il racconto, ricordando ai protagonisti che il loro destino è indissolubilmente legato a quello del mostro.

“IT” è incapace di finalizzare adeguatamente lo spavento, ma si rivela efficace nel creare momenti in cui la fantasia irrompe nella realtà.

Il bianco non esiste senza il nero ed è una cosa da accettare e affrontare con la giusta convinzione.Ma se “IT” funziona oltre le più rosee aspettative come spietato racconto di formazione è sul versante spavento che paradossalmente mostra i suoi più grandi limiti. La pellicola infatti dopo una sequenza iniziale tesa e vibrante, sembra dimenticarsi di dover gestire tensione ed atmosfera per rendere efficaci i momenti di terrore. Certamente alcuni di questi funzionano, ma molto pochi rispetto alla moltitudine che Muschietti si è divertito a creare, ed è un vero peccato. Proprio come nella precedente pellicola del regista argentino, “La Madre”, anche in questa la parte migliore è legata alla deriva fantastica che il racconto rende possibile. “IT” è incapace di finalizzare adeguatamente lo spavento, ma si rivela efficace nel creare momenti in cui la fantasia irrompe nella realtà.

Esempio di questo è la parte che precede lo scontro finale, quando i ragazzini si ritroveranno a visitare le fogne di Derry fino ad arrivare dove si nasconde la creatura.Oltre a questa cronica mancanza di tensione, in alcuni punti la pellicola tende ad essere oltremodo frettolosa con gli eventi e i personaggi. Se da un lato la storia è fin troppo densa e deve gestire sette protagonisti, molti comprimari entrano ed escono dal racconto troppo velocemente, finendo per non apportare nulla di veramente sostanziale allo stesso. Anzi probabilmente aggravano la comprensione degli eventi creando dei vuoti, nascosti sapientemente da Muschietti utilizzando l’espediente migliore: Pennywise.

Al netto di questi difetti il film riesce a costruirsi una propria personalità in perfetto equilibro tra gli horror odierni, che vedono nella filmografia di James Wan il portabandiera d’eccezione e quelli anni ’80, popolati da icone come Freddy Krueger o Jason Voorhees. “IT” diventa quindi un esperimento riuscito di ibridazione tra lo spavento di oggi e la struttura narrativa di ieri, attingendo appieno dai due mondi, ricordandosi che alla fine la cosa più importante non è il mostro ma la storia di chi lo combatte. E mentre i titoli di coda scorrono l’unico pensiero che rimane è quello di voler vedere il prima possibile il capitolo due, perché Muschietti non avrà diretto un film impeccabile, ma uno spettacolo comunque vibrante.

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