Io sono leggenda

Io sono leggenda – La giungla del corpo

Dottoressa Krippen (Emma Thompson). Questo è il nome della nuova Pandora, la quale scoprendo una cura capace di sconfiggere il cancro libererà un male ancora più grande, che spazzerà via l’intera popolazione mondiale dal pianeta così come la conosciamo oggi. La quasi totalità delle persone non uccise dalla “cura di Krippen” si è trasformata in esseri comandati dai soli istinti e refrattari alla luce del sole. L’unico sopravvissuto è il colonnello Robert Neville (Will Smith), il quale vaga per le desolate strade di New York in cerca di cibo e d’un modo per curare gli infetti.

E’ nello sguardo sconfitto del colonnello Neville che si consumano le quasi due ore di “Io sono Leggenda”; nell’animo di un sopravvissuto unico testimone di come il mondo sia finito per mano dei suoi abitanti, oramai ridotti a primordiali esseri assetati di sangue, il cui unico scopo è sopravvivere. Il film di Francis Lawrence è costruito su immagini grandiosamente vuote, particolari di ogni tipo non bastano per ridare calore ad una città evirata dei suoi abitanti, ma al contrario la pellicola (come Kairo qualche anno prima), punta il dito su come la solitudine a cui è costretto Robert Neville era presente anche prima, anche quando le insegne luminose coloravano le strade, e la gente le solcava da una parte all’altra con i propri sogni, sentimenti, ed emozioni, lei c’era ed era li ad accompagnarlo nel cammino della sua vita.

L’occhio che non si ferma ai meri contrasti tra luci ed ombre, a chi è il buono e chi il cattivo, difficilmente potrà non accorgersi di quanto la solitudine sia divenuto il più grande problema di questi anni, forse il più grande con cui diviene obbligatorio convivere. Internet, radio, televisioni, giornali e quanto altro ci stanno rendendo cittadini globali di un nulla emotivo di considerevoli dimensioni. Il contatto umano si sta lentamente affievolendo nelle menti di ognuno di noi, ed ecco quindi Robert Neville solo a New York in cerca di un’altro sopravvissuto, qualcosa che gli ricordi d’essere vivo e che dia prova della sua stessa esistenza. Al contrario gli “stupidi” primati “cacciatori della notte” attaccano in gruppo, collaborano tra di loro per il compimento di un comune obbiettivo per quanto questo possa essere giusto o sbagliato.

Io sono leggenda” si trasforma in un grido disperato, un messaggio urlato a squarciagola, il quale vuole mettere in guardia tutti gli uomini che la più grande malattia nasce dentro noi (la cura di Krippen non a caso è il virus del morbillo rielaborato per sconfiggere il cancro), ed è compito nostro curarla, non possiamo credere in un aiuto esterno per mettere fine alle nostre paure ed ansie interiori, le quali ci stanno lentamente consumando impedendoci di vivere come vogliamo e rispettando il prossimo. E’ una società menefreghista quella che sparisce in “Io sono leggenda”, condannata probabilmente da sempre all’autodistruzione e solamente aiutata dall’arroganza dell’uomo/Dio (il quale gioca a modificare la natuara tramite la terapia genetica), lasciando ad un sopravvissuto come unico e desolante testamento delle icone insignificanti di un’epoca altrettanto vuota ed incompiuta, svuotata da principi ed ideali, assoggettata dal bisogno di vedere elevare il successo del singolo (il Time con un punto interrogativo che si vede nel film, è l’ultimo chiaro messaggio lasciato da una società che vede deciso da pochi il destino di molti). Se distruggiamo i nostri animi e coscienze, riducendoci a larve assoggettate dal credo consumistico catodico, allora probabilmente meritiamo tutti l’estinzione, a quel punto non dovremmo cerca d’invocare Dio in aiuto, perché nessuno può salvare le nostre anime da noi stessi. “Io sono leggenda” è un desolante teatro dal sipario abbassato, se alzrlo o meno spetta a noi.

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