Il mostro della cripta

Dopo l’interessante “The end?”, il giovane regista romano Daniele Misischia, torna dietro la macchina da presa con questo “Il mostro della cripta”, cambiando i toni ma non genere. La pellicola prodotta dalla Mompracem dei Manetti Brothers (loro anche il soggetto), strizza l’occhio ai b-movie anni ’80 e, soprattutto, a quel cinema di genere dal sapore amatoriale che in quegli anni conobbe la sua massima vetta creativa. Il film ci cala nelle strade di Bobbio, dove un aspirante regista di nome Giò Spada (Tobia De Angelis), assieme a un gruppo di compagni di scuola sta girando un horror. In quel paese dove tutti si conoscono, non ci sono mai chissà quali emozioni da vivere, la vita procede con il suo incedere costante e abitudinario.

il mostro della cripta

Il nostro Giò per mettere un freno alla monotonia passa le sue giornate a fantasticare su di un futuro come regista di successo, o a leggere il suo fumetto preferito: “Squadra 666”. Un giorno però, proprio leggendo l’ultimo numero della rivista, il giovane si accorge che il racconto sembra proprio ambientato nel paese dove vive. Inizierà quindi a ripercorrere gli eventi del romanzo, scoprendo ben presto che tutta Bobbio è in pericolo. Costretto a fuggire, decide di andare alla ricerca di Diego Busivirici (Pasquale Petrolo), l’autore di “Squadra 666”, nella speranza che questo lo aiuti a comprendere cosa sta succedendo e, magari, aiutarlo a mettere fine al caos in cui il paese è piombato. Appena i titoli di coda de “Il mostro della cripta” iniziano a scorrere, ci si chiede a chi sia indirizzato questo film, quale pubblico voglia raggiungere.

il mostro della cripta

La domanda è lecita e viene alimentata dalla pellicola stessa attraverso le scelte narrative, ma soprattutto stilistiche, che portano il titolo a essere un giocattolo indirizzato soprattutto a coloro che quegli anni li hanno vissuti, ma anche a chi ne è da sempre affascinato (e da questo punto di vista produzioni come “Super 8” o “Stringer Things”, hanno dimostrato che il pubblico per certe operazioni è assai numeroso). Quello diretto da Daniele Misischia, è un atto d’amore, un tuffo spudorato nei ricordi (non solo dal punto di vista cinefilo, che è quello meno interessante e che finisce per appesantire la visione), di un modo di fare, ma soprattutto intendere, il cinema di genere che in Italia si è estinto definitivamente proprio all’inizio degli anni ’90. In quella decade il cinema americano poté contare sulla computer grafica per sublimare lo sguardo ed esplorare nuovi linguaggi narrativi, mentre quello italiano vedeva nomi più o meno illustri abbandonare il grande schermo a favore delle produzioni televisive.

La prima cosa che spicca in modo evidente guardando “Il mostro della cripta” è la passione che il cast tecnico e artistico hanno profuso per realizzare al meglio un film che, senza girarci troppo attorno, avrebbe avuto bisogno di un maggior budget e qualche taglio in più. La storia ricorda per certi versi “Ammazzavampiri” di Tom Holland, quindi non è sicuramente originale, ma l’operato di Daniele Misischia è meticoloso nel dare una personalità propria a “Il mostro della cripta”. Lo fa attingendo e omaggiando un modo cinema che non esiste più in Italia. Nei momenti migliori la pellicola regala sanguinarie scene ricche di trucchi prostetici e qualche tocco di CGI, ma in quelli peggiori nella sua corsa finisce per apparire fin troppo amatoriale soprattutto sul fronte estetico.

il mostro della cripta

“Il mostro della cripta”, convince nel restituire il “sogno” di un cinema come evasione unica da una realtà opprimente. La prima parte infatti da questo punto di vista è un piccolo miracolo, capace di ricostruire degnamente la realtà provinciale e i sogni di gloria che essa generava. D’altro canto però risulta difficile, soprattutto dal secondo tempo in poi calarsi dentro l’atmosfera di un titolo che è fin troppo rozzo nell’estetica e nella recitazione scelta per alcuni personaggi. La parte finale riserva più di qualche sorpresa, ma non basta per spazzare via la sensazione che qualcosa non abbia funzionato a dovere durante la produzione. “Il mostro della cripta” rispetto al lavoro precedente del regista romano, finisce per essere meno a fuoco di quanto inizialmente non lasci presagire, limitando il gradimento generale a una fetta di pubblico molto ristretta. La tecnica c’è, il cuore pure, ma il risultato non convince pienamente.

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“Il mostro della cripta” rispetto al lavoro precedente del regista romano, finisce per essere meno a fuoco di quanto inizialmente non lasci presagire. La tecnica c’è, il cuore pure, ma il risultato non convince pienamente.
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