I 400 Colpi

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“Rewind è la videoteca ideale, che comprende quei film che non dovrebbero mai mancare in una collezione home video che si rispetti.

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I 400 Colpi

di François Truffaut

La storia in breve…

Il giovane Antoine Doinel (Jean-Pierre Léaud) ha un sogno, vedere il mare. Tredicenne vive a Parigi in un umile appartamento, con un patrigno per lo più assente e una madre che ha una visione assai libertina della famiglia e del tetto coniugale. La giornate di Antoine scorrono grigie, dividendo il suo tempo tra la scuola, qualche piccola scorreria in giro per Parigi e tra le mura casalinghe. Un giorno a seguito dei suoi comportamenti verrà sospeso dalle lezioni per un lungo periodo. Evitando di dirlo ai genitori Antoine inizierà una “nuova” vita tra le strade della capitale francese, trasformandola nel suo personale paese dei balocchi, tenendo i genitori allo scuro di tutto. Un giorno però assieme ad un amico commetterà un piccolo furto ai danni del patrigno, il quale decide di denunciarlo e mandarlo in riformatorio. Qui Antoine inizierà a comprendere l’importanza della libertà e la necessità d’inseguire i propri sogni.

Beh, mento… Mento ogni tanto, si… spesso. Se dicevo la verità non mi credevano!

Il Film

Primo lungometraggio del regista francese François Truffaut, “I 400 colpi” racconta per la prima volta la storia di un adolescente, mettendo al centro della vicenda un ragazzo. Quello che il cineasta scrive e dirige dedicandolo all’amico e mentore André Bazin, è un capolavoro senza tempo che porta sullo schermo un inno alla libertà dell’individuo. Interprete assoluto il giovane Jean-Pierre Léaud, attore giovanissimo capace di reggere il confronto con la storia da raccontare e in grado d’infondere nel personaggio di Antoine allo stesso tempo la forza della giovinezza, ma anche la fragilità che la contraddistingue. Truffaut muove la macchina da presa con piglio quasi documentaristico, come se stesse spiando la vita di Doinel e non costruendola di fotogramma in fotogramma.

Il regista non cede mai alla soggettiva ma instaura con una sapiente messa in scena il contatto tra protagonista e spettatore, tra finzione dello schermo e realtà della sala. Il legame è necessario e unico viatico per appassionare lo sguardo alle vicende ai Antoine. Opera prima di rara e folgorante intensità “I 400 colpi”, ragiona sull’importanza della giovinezza, sulla sfrontatezza che questa porta con se e sull’inevitabile fine della stessa segnata dal passaggio a una nuova maturità. Esemplare e immensa la sequenza finale dove il protagonista prima di dire addio, probabilmente troppo presto, alla propria adolescenza riuscirà a coronare il proprio sogno. In uno sfavillante bianco e nero François Truffaut firma una pellicola fuori dal tempo, capolavoro da amare e da vedere ogni volta come fosse la prima.

Doinel, se il tuo compito è il primo, oggi, è perché ho deciso di iniziare con il peggiore.

Appunti: l’inizio di ogni cosa

François Truffaut, “I 400 colpi”. Autore e opera. Uniti assieme questi due elementi danno inizio alla Nouvelle Vague per come la si è conosciuta e apprezzata negli anni. Il movimento cinematografico francese legato alla politica degli autori viene del tutto legittimato grazie alla vittoria di Truffaut come miglior regia a Cannes, proprio per “I 400 colpi”. Quindi si, il cinema moderno francese, ma non solo questo, passa per forza attraverso questo autore e questa opera. Ma non è questo il luogo per trattare l’argomento, sta di fatto che non conoscerlo e dichiararsi amanti del cinema equivale a essere analfabeti e criticare Danti Alighieri, penso che il paragone per quanto iperbolico renda l’idea. “I 400 colpi”. Che cosa dire de “I 400 colpi” che il suo stesso autore non abbia già detto. Come può un amante del cinema approcciarsi all’ennesima digressione su tale pellicola senza apparire sterile, ridondante o banale? La risposta è semplice: non può. Allora ciò che posso mettere sul tavolo della discussione, sono le mie emozioni dinanzi a un capolavoro quale “I 400 colpi” è a tutti gli effetti. 

La pellicola di François Truffaut esercita sul sottoscritto fascino, ammirazione nei confronti del racconto, ma allo stesso tempo gioia e liberazione. La lunga sequenza finale in cui Antoine Doinel scappa dal riformatorio per correre verso il mare è uno dei momenti più alti e liberatori della storia del cinema. In un film dove la speranza di una vita migliore sembra venir meno minuto dopo minuto, quella forsennata fuga verso il mare è la prova che la forza di volontà, non solo è legata a doppio filo alle nostre aspirazioni, ma non deve mai venire a mancare neanche nei momenti più difficili per il nostro animo. François Truffaut con “I 400 colpi” ci regala una dimensione cinematografica unica, realizzando un film che se ha una colpa è quella di essere eternamente giovane, indiscutibilmente moderno nonostante sia stato realizzato nel 1959. Ha al suo interno qualche difetto, ma questo al contrario di sminuirne la qualità, ne aumenta la portata narrativa, che nonostante abbia ormai superato i sessant’anni riesce ad essere molto più all’avanguardia di opere cinematografiche comunque importanti e sicuramente più recenti. “I 400 colpi” con quella sua chiosa finale in spiaggia è il testamento più grande di un regista venuto a mancare troppo presto, nonostante una carriera costellata di ottimi film e almeno un altro paio di capolavori indiscutibili. La verità è che per quanto intensa, la vita di François Truffaut è stata comunque troppo breve.

I 400 Colpi
9.9
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