Hustle

Hustle – Due anime per un solo film

Il secondo lungometraggio diretto da Jeremiah Zagar, “Hustle”, mescola sapientemente due pellicole a tema sportivo molto distanti tra loro ma accomunate dallo stesso tema principale: il riscatto, l’umana voglia di rivalsa nei confronti del sistema. Da una parte troviamo il sempreverde “Rocky” dall’altra “Jerry Maguire”. Spogliate entrambe delle tematiche “accessorie”, sopratutto quelle romantiche, tramite i suoi protagonisti “Hustle” porta lo sguardo nei retroscena della pallacanestro americana, concentrandosi sulle difficoltà che pone questo mondo, sia quando ci si ritrova in mezzo a un campo a combattere per il tabellone, sia nella gestione della squadra.

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“Hustle” racconta la storia di Stanley Sugerman (Adam Sandler), scout per la squadra di pallacanestro Philadelphia 76ers, Il suo compito è quello di trovare nuovi giocatori per aggiornare la formazione, ma il suo sogno è quello di sedersi nella panchina degli allenatori. Dopo una lite con la proprietà dei 76ers, che non vuole dare un’opportunità alla sua ultima scoperta, un giocatore trovato in Spagna, Bo Cruz (Juancho Hernangomez), Stanley si licenzia e decide di allenare da solo il giovane sostenendo tutte le spese necessarie. La strada che i due hanno di fronte è decisamente in salita e irta di ostacoli, ma la forza di volontà porterà entrambi a ottenere il riscatto e successo sperato.

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Adam Sandler non è nuovo a ruoli drammatici, o che comunque lo vedono allontanarsi da quei personaggi per cui è conosciuto presso il grande pubblico. “Hustle” è sicuramente l’ennesima pellicola in cui il comico di Brooklyn decide di ritagliarsi un ruolo di maggior spessore e come accaduto in precedenza, si pensi a “Ubriaco d’amore” o “Reign over me”, riesce nell’intento di rendere credibile la figura di Stanley Superman, ex promessa della pallacanestro che ha visto la sua carriera distruggersi a causa di un incidente. Sandler è l’anima pulsante di “Hustle” al punto che spesso il racconto sembra poggiare fin troppo sul suo personaggio.

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Nonostante gli sforzi la regia di Jeremiah Zagar non riesce ad equilibrare i due poli d’attrattiva del racconto, le due anime che cercano ognuna il proprio riscatto nei confronti di un mondo che li vuole sempre vedere retrocedere e fallire. “Hustle” potendo contare su di una buona sceneggiatura e anche una valida messa in scena, fatica a rappresentare il dramma rendendo fin troppo leggeri alcuni momenti che nella realtà avrebbero messo a dura prova chiunque. Tutti si aspettano il successo dei due protagonisti, ma “Hustle” nega allo sguardo il peso delle difficoltà che questi di volta in volta affrontano. Non è sicuramente un problema, ma fa in modo che oltre alla piacevole visione non rimanga più nulla.

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“Hustle” poteva essere un interessante film che oltre a mettere in scena lo sport, rifletteva sulla distanza tra vincitori e perdenti, dentro che fuori dal campo, invece si limita ad ammiccare a una storia simile, ma non è minimamente interessato a raccontarla. Il film suggerisce ciclicamente che tutto nelle vite dei protagonisti potrebbe crollare, ma il passare dei minuti fortifica una facciata fatta di sogni, gloria e di problemi che in un modo fantasioso o in un altro verranno risolti, rimettendo nuovamente i due sulla giusta traiettoria del successo reciproco. “Hustle” è una gradevole pellicola, che mostra quanto bravo sia Adam Sandler, ma che non aggiunge molto altro al panorama di titoli simili che lo hanno preceduto.


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