House of Gucci

House of Gucci – Larger than fiction

Adattamento del romanzo di Sara Gay Forden intitolato “House of Gucci. Una storia vera di moda, avidità, crimine”, il ventisettesimo lungometraggio di Ridley Scott mette in scena l’ascesa e la fine di Maurizio Gucci e dell’intera famiglia fiorentina. Negli anni in cui il piccolo schermo con la serie “American Crime Story” cerca di riportare alla ribalta crimini che hanno avuto un forte impatto mediatico negli Stati Uniti, il cineasta inglese realizza una pellicola che non solo rielabora gli stilemi narrativi proprio del serial, ma gioca con un evento tragico che supera i confini dell’immaginazione in una ricerca continua del confine tra fantasia e realtà.

House of Gucci

“House of Gucci” ripercorre la storia di Maurizio Gucci (Adam Driver) e della sua esuberante moglie Patrizia Reggiani (Lady Ga Ga). Dall’abbandono della famiglia da parte di lui, al matrimonio dei due, fino al ricongiungimento di Maurizio con lo zio e successivamente con il padre. Parallelamente a questo, il film racconta anche come con l’aiuto della moglie, Maurizio sia riuscito a compiere una scalata verso il controllo assoluto della società di famiglia. Ma proprio quando raggiungerà l’apice del successo grazie al rinnovamento del marchio, Maurizio verrà ucciso da un sicario assoldato da quella che ormai era divenuta l’ex moglie, incapace di sopportare che l’unico amore della sua vita stesse tanto facilmente sbarazzandosi di lei e delle figlie.

House of Gucci

Nelle sue oltre due ore e mezza di durata si potrebbe dire che “House of Gucci” riconsegni nuovamente Ridley Scott al mondo della moda, visto che il regista inglese ha firmato alcuni tra i più celebri spot pubblicitari proprio per marchi di gran lustro come ad esempio Chanel. E non è un caso che questa sua pellicola sia quindi patinata ed eccessiva all’inverosimile. La tragica fine della famiglia Gucci, legata a doppio filo con l’omicidio di Maurizio organizzato dalla sua ex moglie, è un racconto in cui la realtà paradossalmente supera ogni fascinazione cinematografica. Diventa difficile pensare di ridurre per il grande schermo qualcosa che è incontenibile dallo stesso, dato che supera di gran lunga qualsiasi idea narrativa.

House of Gucci

Ridley Scott infatti non decide di partire dai fatti reali, ma direttamente da un romanzo e con l’aiuto dei due sceneggiatori Becky Johnston e Roberto Bentivegna, da vita a un film eccessivo da qualsiasi parte lo si guarda. “House of Gucci” è volutamente “enorme”, incredibilmente sopra le righe, a tratti macchiettistico, ma anche intrigante ed esteticamente accattivante. Il cinema di Scott sembra chiedersi continuamente dove finisca la farsa e inizi la realtà, in un susseguirsi di eventi in cui più che ragionare sui momenti, decide d’interrogarsi sui personaggi, o più specificamente dove questi finiscono e iniziano le persone. “House of Gucci” si trasforma ben presto in un contenitore di stilemi cinematografici.

House of Gucci

In esso ci sono echi di tutto il cinema e tutta la televisione degli ultimi vent’anni e non è un caso che questo si riveli anche il più grande limite dell’intera operazione. La pellicola di fatto mette in serie tutte sequenze a loro modo ad effetto, dando vita a quello che è forse il primo film affetto da deficit di attenzione. Nonostante il montaggio di Claire Simpson, che continua il sodalizio con Scott, si sempre efficiente, “House of Gucci” paga il suo non addentrarsi mai realmente nella parte più oscura della faccenda, ossia l’organizzazione dell’assassino. Va detto che quando si occupa di questo, il ritmo cede e la sceneggiatura si accartoccia portando in scena momenti troppo sopra le righe.

House of Gucci

Certo questa è forse una critica sterile dato che “House of Gucci” vive e trova il suo senso d’esistere proprio in tutti quegli attimi “urlati” più che narrati, ma di fatto beffa chiunque nel negare quello che è forse l’aspetto più drammatico e allo stesso tempo, purtroppo, maggiormente interessante dell’intera vicenda. Nella filmografia di Ridley Scott questo “House of Gucci” sicuramente non rientrerà mai tra i suo film migliori, ma questo non vuol dire che non sappia offrire uno spettacolo più che dignitoso, graziato da un ritmo narrativo “indiavolato” che fa in modo che l’elefantina durata non diventi mai un peso.

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6.9
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