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Her – L’amore è una cosa meravigliosa

Theodore è uno scrittore, le sue composizioni sono lettere per clienti che non conosce e non in grado di mettere nero su bianco i propri sentimenti. Solitario ed incapace di accettare la fine del suo matrimonio, di cui lui ne è la principale causa, acquisterà per pura curiosità il sistema operativo “OS One”. Quest’ultimo è il primo basato su di una intelligenza artificiale capace di adattarsi alle esigenze dell’utente auto-costruendosi una identità (anima?) propria. Theodore all’inizio diffidente, arriverà al punto di lasciarsi completamente andare ed innamorarsi di Samantha, la personalità che il computer ha creato in base ai tratti caratteriali e comportamentali di lui.

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“Her” di Spike Jonze è la rappresentazione per immagini della storia d’amore “perfetta”, quella a senso unico, utopistica visione del partner scevro da difetti, che per essere tale non può nemmeno più avere una forma fisica con cui interagire, ma esiste solamente in un limbo di incontaminata e intangibile perfezione. Theodore (Joaquin Phoenix come sempre incredibile) non è una persona solitaria, ma semplicemente egoista, incapace di accettare un sentimento diverso da quello che ha immaginato per se stesso, ritrovandosi solo per scelta in quanto sconnesso dalla realtà, preferendo riflettere le proprie inadeguatezze a chi gli sta di fronte (la moglie e l’incontro al buio dall’inatteso esito).

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E’ proprio la mancanza fisica, di immagine, che caratterizza Samantha (con la splendida voce di Micaela Ramazzotti), che lo porterà inevitabilmente a vivere la relazione perfetta, quella domiciliata nella sua mente, capace di appagarlo in ogni momento e riempirgli il cuore, perché i sentimenti sono oramai replicabili dalle forme matematiche presenti in un computer. “Her” racconta la malinconica metafora della solitudine quotidiana (che molti vivono?), dove all’aumento dei mezzi di comunicazione diminuiscono i rapporti umani, il contatto sta lentamente divenendo l’ostacolo che ci separa dalla nostra fantasia, dato che la realtà è sempre diversa da come la configuriamo nella nostra mente.

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Spike Jonze dirige egregiamente una pellicola non esente da qualche flessione, che però puntandoci in dito contro ci fa riflettere su come stiamo lentamente cambiando, quasi accusandoci di amare più l’idea di una relazione dall’averne una, dato che fino a che questa rimane nel nostro immaginario non può essere attaccata e nemmeno può deludere le aspettative, semplicemente perché non esiste.

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Ognuno di noi è in grado di dare forma, voce e carattere alla Samantha ideale che vive dentro la nostra mente (e magari ha l’aspetto di quella persona che tanto ci piace, con cui magari passiamo ore in chat, ma che abbiamo paura di incontrare), ma che senso avrebbe fare questo? Il nemico più grande della nostra felicità siamo noi stessi, questo “Her” lo ripete per tutta la sua durata, noi lo sappiamo come lo sa Theodore, ma come lui, probabilmente, preferiamo nasconderci questa verità.

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  1. L’abbiamo percepita allo stesso modo. Alla fine Theodore non è proprio un personaggio positivo, anzi: speriamo di non diventare tutti così tra qualche anno, annullati in un mondo di solitudine, apparenze e sogni infranti.

  2. L’abbiamo percepita allo stesso modo, si. Infatti Theodore non è sicuramente il personaggio positivo in quanto un quasi allienato. Poi ti lancio la una cosa, ma “Lei” siamo sicuri che sia la voce e non la moglie?

  3. Quella del titolo?
    Probabilmente potrebbe essere una Lei generica. Nel senso, l’idea di Lei che Theodore ha, quindi né Samantha né la moglie, né la Wilde perché tutte e tre imperfette a modo loro.

    1. Tutte le donne sono imperfette l’ho sempre detto XD Scherzi a parte Lei è probabilmente la donna perfetta che esiste solo nella sua mente

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