Hackers

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Anno 1995, la trilogia di Matrix praticamente non esiste e nelle sale esce “Hackers” di Ian Softley, film con protagonisti dei giovani pirati informatici che aspira a diventare un piccolo cult, mancando però l’obbiettivo. Certo è che la pellicola del regista inglese seppur per nulla memorabile, aveva il giusto mix d’ingredienti per far impazzire la cosiddetta Mtv generation, che in quei tempi riceveva influenze da ogni tipo di media gli venisse proposto, in barba all’odierna politca dell’algoritmo.

Il film racconta la lotta di un gruppo di hackers capitanati dal leggendario Zero Cool (Jonny Lee Miller), ragazzo prodigio dell’informatica, lottare contro il sistemista di una grossa multinazionale. Nel computer centrale dell’azienda è nascosto un programma che lentamente sposta del denaro illecitamente, i ragazzi avendolo scoperto vengono subito accusati di aver provocato il ribaltamento di una petroliera. L’accusa darà il via una lotta all’ultimo script, per far cadere le false accuse e punire i responsabili.

“Hackers” è interessante più come contenitore di memorabilia cinematografica, che non come testimone dei teen movie anni ’90, ciononostante una visione risulta indolore più che insapore.

Ian Softley con “Hackers” non mette di sicuro la firma sul suo lavoro migliore, quello rimane “The Skeleton Key“, ma per una fortuita scelta di casting realizza il suo film più famoso, o che perlomeno resiste al tempo per la curiosità di vedere alcuni attori giovanissimi. “Hackers” rivela molto presto la sua natura da teen movie, mettendo in primo piano le relazioni tra un gruppo di amici, lasciando sullo sfondo tutta la parte informatica, più fantasiosa che reale. A proposito di casting, il proverbiale elefante nella stanza non è tanto rappresentato dal protagonista Jonny Lee Miller, ma dalla quota rosa del film ricoperta da un giovanissima Angelina Jolie ad inizio carriera.

Se è ben distante da avere doti recitative degne di una qualche menzione particolare, già in questo film dimostrava la propensione ad appropriarsi della scena. Con un ritmo spedito, una storia che ha il suo apice nello scontato finale, “Hackers” è una pellicola più divertente che riuscita. Il racconto è spesso indeciso se dare maggior spazio ai protagonisti, o al fantasioso mondo informatico underground che tenta goffamente di mettere in scena. Alla fin fine la scelta di Softley e dello sceneggiatore Rafael Moreu, ricade sulla relazione tra il personaggio di Miller e quello della Jolie, inserendo una marea di situazioni che si rivelano dei pretesti per un montaggio videoclipparo e l’inserimento di qualche effetto speciale.

In “Hackers” non esiste alcun barlume di autorialità, ma solo mestiere il cui fine è la ricerca di divertimento. Rivederlo oggi strappa più di qualche sorriso per l’ingenuità con cui il cinema trattava certi argomenti, ma nonostante i suoi innumerevoli difetti, riesce comunque a divertire, grazie al tono leggero di cui è permeato. La colonna sonora elettronica sparata spesso a volumi imbarazzanti e un montaggio che ricorda più un video musicale che un film, non fanno che confermare la natura squisitamente ludica della pellicola. “Hackers” è interessante più come contenitore di memorabilia cinematografica, che non come testimone dei teen movie anni ’90, ciononostante una visione risulta indolore più che insapore.

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"Hackers" è interessante più come contenitore di memorabilia cinematografica, che non come testimone dei teen movie anni '90, ciononostante una visione risulta indolore più che insapore.
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