Fear Street

Fear Street

Fear Street – La Trilogia

La trilogia di “Fear Street” ci porta nella cittadina di Shadyside da sempre famosa per gli omicidi che vengono compiuti dai suoi abitanti e per un tenore di vita piuttosto basso. Al contrario la vicina Sunnyvale, si contraddistingue per essere un posto paradisiaco, dove soldi e vite da copertina non mancano. L’invidia tra gli abitanti delle due località è da sempre molto alta, ma una sera nel centro commerciale di Shadyside, il giovane Ryan Torres inizia ad uccidere diverse persone e questo evento darà il via ad un cambiamento inarrestabile. Fermato dalla polizia, in molti dei suoi compagni di liceo credono che il ragazzo fosse posseduto dallo spirito di Sarah Fier, una ragazza che fu impiccata diversi secoli prima con l’accusa di stregoneria. La leggenda vuole che questa abbia scagliato una maledizione sugli abitanti di Shadyside capace di trasformali in feroci assassini. Quando però il maleficio colpirà la giovane Samantha Fraser (Olivia Scott Welch), la sua ex fidanzata Deena (Kiana Madeira), proverà ad ogni costo a spezzarla per salvarla da morte certa. Deena aiutata dal fratello e un gruppo di amici, inizierà una folle corsa per bloccare la maledizione, ma questo la porterà a scoprire molti oscuri avvenimenti legati a Shadyside, finendo anche per comprendere cosa si cela veramente dietro al benessere di Sunnyvale e il prezzo che quest’ultima è disposta a pagare per mantenerlo.

Tratta da una serie di romanzi per ragazzi da cui prende il nome, la trilogia di “Fear Street” diretta interamente da Leigh Janiak è uno dei più interessanti prodotti presenti sulla piattaforma Netflix. La compagnia di Los Gatos da quando ha iniziato a creare prodotti originali, ha sempre proposto titoli dalla qualità altalenante. Se nel panorama delle serie TV è da subito riuscita a crearsi una propria identità, è con i prodotti cinematografici, o comunque non seriali, che spesso le cose si complicano. Questa piccola trilogia horror pensata per un pubblico giovanile riesce a coniugare adeguatamente la necessità del racconto, ad un’intelaiatura seriale di stampo cinematografico e non televisivo, rivelandosi così una produzione completa e adeguatamente sfaccettata.

L’esigenza di spalmare il racconto su tre distinti episodi da modo alla Janiak di spaziare attraverso i sottogeneri dell’horror, omaggiare alcune pellicole che hanno definito determinate stagioni del genere, riflettendo anche su dove esso si trovi oggi e dove potrebbe andare a finire in un prossimo futuro. “Fear Street” prima che un’opera di adattamento dei romanzi di R.L. Stine, è un adeguamento del racconto a formule molto famose conosciute al pubblico. La prima parte ambientata nel 1994, ovviamente si rifà ai teen slasher degli anni ’90 a cui la coppia Wes Craven e Kevin Williamson hanno dato i natali con “Scream”. La regista americana qui si prende tutto il tempo per costruire i pilastri su cui poggia il racconto e di conseguenza apre la strada a due episodi frenetici ma comunque più distesi.

“Fear Street parte 2: 1978” mette in scena un espediente classico per portare la storia indietro nel tempo, sfruttando l’unica persona sopravvissuta alla maledizione di cui si conosca l’esistenza. In questo caso il gioco cinematografico diretto da Leigh Janiak, per continuare la storia di Deena e la strega Sarah Fier, ci riporta in un campeggio estivo dove un assassino armato d’ascia inizia a sterminare tutti i ragazzi presenti.  La pellicola quindi catapulta lo sguardo nelle atmosfere del classico di Cunningham “Venerdì 13”, ma indubbiamente strizza l’occhio anche al Michael Myers di John Carpenter. Come nel precedente episodio lo schermo si riempie di momenti in cui tensione e gore non vengono risparmiati, ma a godere maggiormente sono gli amanti del genere che vedranno più di qualche aspettativa volta sovvertita in favore di una messa in scena comunque attuale.

Pur contenendo stilemi del passato, “Fear Street” non lavora sulla nostalgia e con la terza parte ambientata nel 1666 il lavoro della regista americana arriva al suo definitivo compimento. In questo capitolo finale oltre a ritrovare nuovamente gli stessi attori dei precedenti interpretare gli antenati degli abitanti di Shadyside e Sunnyvale, scelta più che mai congrua sia con la serialità proposta che con la storia narrata, comprendiamo che la “Fear Street” è in verità un enorme folk horror che sfrutta lo slasher per depistare lo sguardo dal racconto principale. Come un abile prestigiatore nelle prime tre ore formate dai precedenti episodi, Leigh Janiak ci porta a fissare la punta del suo dito e non la luna dall’altra parte dello stesso, ed infatti la sorpresa alla fine non è solo gradita ma anche molto riuscita. Il genere horror che da sempre viene dato per morente si conferma con questa trilogia per ragazzi, non solo di essere assolutamente vivo, ma anche in forza e pieno di idee, capace ancora una volta di reinventarsi senza negare il proprio passato, ma anzi rielaborandolo. La trilogia di “Fear Street” dimostra che con coraggio e cognizione di causa è possibile ottenere qualcosa che vada oltre al semplice remake o al film fotocopia. Il lavoro di Leigh Janiak non va sottovalutato e sottolinea come accaduto con “Scary stories to tell in dark”, che è un buon momento per essere ragazzi amanti del genere.

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