Dracula di Bram Stoker

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“Rewind è la videoteca ideale, che comprende quei film che non dovrebbero mai mancare in una collezione home video che si rispetti.

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Dracula di Bram Stoker

di Francis Ford Coppola

La storia in breve…

Anno 1462, l’esercito turco dopo aver conquistato Costantinopoli continua la sua avanzata verso il territorio europeo, minacciando il mondo cristiano. In difesa della chiesa si leva il cavaliere rumeno Vlad, conosciuto con il nome di “Dracula”. Egli vincerà la battaglia contro l’esercito invasore infliggendo su di esso una feroce e violenta sconfitta. Ritornato a casa scoprirà che sua moglie, la bellissima Elisabetta, tratta in inganno da un finto dispaccio che annunciava la morte di Vlad, si è tolta la vita gettandosi dalle mura del loro castello. Preso dalla collera, Vlad rinnega Dio e la chiesa che aveva fino ad allora aiutato, attirando le forze del male su di esso che lo trasformeranno in un vampiro. Più di quattrocento anni dopo, il giovane Jonathan Harker verrà mandato dall’agenzia immobiliare per cui lavora in Transilvania a seguire gli acquisti che un facoltoso conte sta effettuando a Londra. Arrivato sul posto, il giovane avvocato conoscerà Dracula. Ingaro che quest’ultimo sia un vampiro immortale, Harker svelerà proprio a quest’ultimo il suo desiderio di sposare la giovane e bellissima Mina, giovane donna in cui il conte riconoscerà la reincarnazione della sua amata Elisabetta. Deciso a conquistarla, riuscirà a trattenere Harker in Transilvania, mentre lui viaggerà verso Londra per conquistare il cuore della giovane Elisabetta, seminando sul suo cammino terrore e morte.

Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti

Il Film

Il cinema di Francis Ford Coppola non ha mai nascosto le proprie ambizioni e dimensioni. Nemmeno questa trasposizione di uno dei più famosi romanzi gotici di sempre fa eccezione. Fin dal titolo l’intento del cineasta americano appare quanto mai chiaro, adattare per lo schermo, nel modo più fedele, il classico letterario. Non stupisce quindi che il nome del romanziere sia divenuto parte stessa dell’epiteto della pellicola, dandogli la medesima importanza dell’opera da lui creata. Così il nome diviene “Dracula di Bram Stoker”, staccandosi da tutte le precedenti apparizioni cinematografiche, accomunando la creazione del regista di Detroit al racconto di partenza, che seppur lo tradisca in più punti, vuole comunque sottolinearne l’origine. Quello di Coppola prima che un horror è un enorme dramma sull’amore tradito, sulla circolarità del tempo e la percezione dello stesso. Il suo conte Dracula è un vero e proprio viaggiatore disilluso, in cerca di stimoli che una vita così lunga gli ha completamente sottratto. Interpretato da Gary Oldman il protagonista di questa pellicola si discosta decisamente dalle figure classiche del vampiro cinematografico, ove per classiche intendiamo il Nosferatu di Murnau (citato in una battuta del film) o il “Dracula” di Todd Browning (indiscutibilmente capolavori). 

Per Coppola da un lato è importante non snaturare la narrazione epistolare del romanzo, i luoghi in cui sono ambientati gli eventi, ma allo stesso tempo tradisce la natura più mostruosa del vampiro, trasformando il suo protagonista in un essere cattivo, spietato, ma allo stesso tempo incapace di non fare continuamente i conti con scelte passate. Dracula è lacerato per aver barattato i sentimenti per i misteri della carne ed è proprio nei momenti in cui la pulsione per i corpi esplode sullo schermo che Coppola inscena il lato oscuro del mostro. Eppure il protagonista offre al regista la possibilità di riflettere non solo sulla natura umana e come essa si rapporti in modo diverso nei confronti del piacere e dei sentimenti, ma anche su come la modernità e la scoperta tecnologica si leghi ai cambiamenti della società. Da un castello nei Carpazi che sembra completamente una parentesi all’interno del tempo, macabra e oscura, ci si catapulta in una Londra in cui avanza l’elettricità e si assiste all’evoluzione delle arti visive attraverso il cinema. Coppola facendo entrare Dracula in un cinematografo si concede una piccola e “divertita” riflessione, su come l’illusione sia divenuta lo spartiacque dell’era moderna. Proprio quando il treno dei fratelli Lumière fa scappare tutti dal piccolo teatro tenda, l’unico che non si spaventa della finzione è proprio colui che sulla stessa ha costruito la propria vita: Dracula, l’essere non più umano diviso tra realtà e fantasia, proprio come quella locomotiva, vera ma solamente nello spazio e nel tempo in cui essa è esistita. “Dracula di Bram Stoker” è quindi una pellicola dalla incredibile cura formale, che però vive di una personalità romantica, così forte da portare lo sguardo oltre la figura classica del mostro, sottolineando il fatto che nessuno nasce tale, ma è semplicemente ciò che lo circonda a renderlo così.

I giorni delle battaglie sono lontani… Le vittori della mia stirpe sono ormai racconti da narrare… Io sono l’ultimo della mia specie…

Appunti: un mostro affascinante

Coloro che nel 1990 iniziavano a staccare la prima decina di calendari muovendo i primi passi nel mondo della settima arte, sono spesso accomunati tra da due caratteristiche fondamentali. La prima è l’aver trascorso una buona parte dell’infanzia tra gli scaffali di una videoteca, la seconda è una innaturale e viscerale passione per i film horror (la terza potrebbe anche essere una carriera da giocatore di basket sfumata, ma questa è un’altra storia). Ricordo molto bene che a quei tempi era più facile imbattersi in una pellicola di genere che non in un fumetto negli scaffali di una qualsiasi edicola. Tra VHS, televisione e cinema l’horror nelle sue più disparate declinazioni imperversava ovunque. Non che oggi ventotto anni dopo l’uscita di questo “Dracula di Bram Stoker”, le cose siano cambiate, anzi seppur reinventandosi più volte per incontrare i gusti di un pubblico sempre diverso, i film dell’orrore di sicuro non mancano (sulla qualità media possiamo comunque discutere). Certo che però l’autore, quello con la “A” maiuscola oggi difficilmente si affaccerebbe al genere, cosa che non si può proprio dire di Francis Ford Coppola che dopo aver firmato capolavori come “Apocalypse Now” o la saga de “Il Padrino”, si “diverte” adattando uno dei romanzi gotici tra i più famosi di sempre e ovviamente, lo fa esattamente come era lecito aspettarsi da un regista che ha una maestria nel raccontare storie ben al di sopra della media. Distante dalle trasposizioni che lo hanno preceduto questo “Dracula di Bram Stoker”, nel suo essere visivamente sontuoso, indiscutibilmente teatrale e barocco, segna anche un punto di non ritorno nella concezione estetica del vampiro stesso, portando a compimento la figura del conte Dracula come mai prima d’ora. Non è un caso che tutte le pellicole uscite dopo evitino con attenzione di avvicinarsi nuovamente alla visione classica del vampiro, perché lo scontro/confronto con questa versione di Coppola sarebbe inevitabile, ma anche assolutamente impari. Poche volte come in questa pellicola classe 1992 si è visto un simile budget sorreggere un racconto dell’orrore. 

Anzi probabilmente i casi si conterebbero sulle dita d’una mano, uno tra tutti il recente secondo capitolo dedicato al pagliaccio di Stephen King. E i soldi spesi in “Dracula di Bram Stoker” si vedono tutti fino all’ultimo centesimo. I set hanno una cura minuziosa del dettaglio da far impallidire, come pure i costumi della compianta Eiko Ishioka e il make-up non viene meno in nessuna occasione. Da un punto squisitamente tecnico/realizzativo il film di Coppola è forse uno dei migliori titoli realizzati nella decade novanta a prescindere dal genere (nonché uno dei pochi a non ricorrere alla computer grafica). Ma oltre alla parte produttiva, che ha conquistato più di qualche premio, a rimanere maggiormente impressa nella mente di chi vede il film per la prima volta è sicuramente la performance attoriale di Gary Oldman nei panni di Vlad. Sia che lo si veda in lingua originale che doppiato da Dario Penne, questo Dracula è al tempo stesso mefistofelico e angelico. Oldman restituisce un personaggio costantemente in lotta con se stesso e con le scelte che ha compiuto, dalle quali non può inevitabilmente tornare indietro. Lo scorrere del tempo nella vita di un essere immortale può essere meno clemente della morte stessa, ed infatti questo essere a metà tra la vita e la morte, cerca in ogni modo di fuggire dai luoghi che lo hanno forgiato, comprendendo a sue spese che non è possibile separarsi mai realmente dalle proprie origini. Nemmeno i secoli cancellano quello che si è diventati e con questo fardello Dracula deve fare i conti tutti i giorni ed è proprio questo peso che diviene, molto abilmente, il punto di contatto con lo spettatore. Sicuramente figlio del suo tempo, quello di Coppola non è un capolavoro (però ci si avvicina terribilmente), ma ancora oggi rimane una delle migliori letture che il cinema abbia fatto del mito vampiresco e nel suo essere enorme e strabordante, colpisce nella mente e nel cuore come pochi film horror abbiano mai saputo fare. “Dracula di Bram Stoker” rimane un film immancabile per chiunque ami il cinema.

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