Doomsday – Il cinema scomparso

Nella Scozia si diffonde un virus chiamato “Reaper”, gli iniziali sintomi di una banale influenza mutano in pochissimo tempo portando alla morte dell’infetto. Il governo del Regno Unito decide quindi di innalzare un muro attorno a quella terra impestata e girare le spalle a tutti i sopravvissuti. Ma anni dopo il virus si mostrerà nuovamente nel centro di Londra, allorché diverrà necessaria la scoperta di una cura. Per farlo il governo manderà al di là del muro una squadra speciale, capitanata dal maggiore Sinclair, ma durante la ricerca scopriranno che nella zona appestata c’è ancora vita, esiste ancora una speranza. “Doomsday” di Neil Marshall è un nuovo tassello nella cinematografia di un regista che sta costruendosi una carriera di sicuro pregio. La nuova pellicola del cineasta inglese è qualcosa di inaspettato, il classico film che avrebbe potuto essere un remake di qualche vecchio b-movie, ed invece si cuce addosso i ricordi di quelle pellicole. Annientando completamente la propria autorialità, il regista si concentra nel miscelare film come “1997: fuga da Nwe York” e “Mad Max”, all’interno di una estetica pop e da videoclip che ricorda da vicino i lavori di Tony Scott, ma anche di Michael Bay e Danny Boyle. “Doomsday” non è un fine gioco citazionistico, ma un grosso contenitore che ri-modella a suo gusto ricordi di un cinema e di autori,  entrambi troppo spesso sottovalutati e velocemente dimenticati. Le basi da cui ha attinto Marshall sono abbastanza chiare e nemmeno molto velate, si va dal cinema di Frank Miller a quello di John Carpenter, autori che hanno da sempre “dipinto” con le loro pellicole la sfiducia nel futuro, donandogli comunque una speranza di redenzione. “Doomsday” racconta anch’esso di un futuro sull’orlo del collasso a causa di una malattia, dipinge i giochi di potere dei politici, ed allo stesso tempo regala l’antieroe migliore dai tempi di “Pitch Black”, questi è proprio la protagonista della pellicola che dietro le forme femminili (una costante per il cinema di Marshall la predominanza della donna) di Rhona Mitra, si nasconde un carattere forte e sfiduciato che vuole comunque tentare di ritrovare la propria madre e dare una speranza ad una popolazione che probabilmente merita quello che le sta accadendo. Ma “Doomsday” non è soltanto ben diretto ed adrenalinico come pochi altri film, la pellicola è anche eccessiva, straripa di trovate che farebbero storcere il naso se non fosse per quel ritmo forsennato con cui Marshall racconta la storia. Purtroppo gli eccessi stilistici, contenutivi e visivi non sono cosa sempre gradita, ed infatti durante la visione si ha l’impressione che la pellicola sia sfuggita dalle mani del regista, nonostante questi sia anche lo sceneggiatore della stessa. Ma vista la globalità dell’opera ci si rende conto di quanto il regista avesse invece le idee ben precise nella creazione del suo delirio visivo/narrativo. “Doomsday” si rivela quindi un film eccessivo sotto ogni suo comporto ed è forse questo il suo maggior merito, che allo stesso tempo può rivelarsi il suo tallone d’Achille.

Pubblicato su Nextplay.it

Doomsday
Doomsday – Il cinema scomparso
6.5
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