DolceRoma

“DolceRoma” di Fabio Resinaro è prima di tutto la prova che anche in Italia le maestranze cinematografiche stanno ritrovando una loro dignità. Dopo anni passati nel campo delle patinate fiction televisive di bassa lega, dove abbiamo assistito al loro lento degrado, che gioco forza si ripercuoteva anche al cinema (stringi, stringi alla fine sempre gli stessi team produttivi erano), oggi finalmente, vuoi per il cambio generazionale, vuoi perché il cinema attira più della TV, o che anche quest’ultima è più esigente in termini di prodotto finito, la situazione sta decisamente migliorando.

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“DolceRoma” è sicuramente figlio di questo trend positivo, infatti difficilmente avremmo visto una pellicola simile cinque o sei anni fa. Il film racconta la storia di un produttore cinematografico senza scrupoli, tale Oscar Martello, bisognoso di produrre l’ennesima pellicola che gli faccia girare soldi in cassa, fare lavorare qualche amico, l’amante e così via. Andrea Serrano è uno scrittore che lavora in un obitorio visto lo scarso successo che hanno i suoi scritti, fino al giorno in cui Martello decide di trasportare su pellicola una delle storie del giovane romanziere.

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Nel fare questo chiederà a Serrano stesso di curarne la sceneggiatura, ma visto l’andamento delle riprese, i problemi con il regista, i due metteranno in scena un finto rapimento per promuovere il film, fino a quando il piano non sfuggirà dal loro controllo. Resinaro con “DolceRoma” crea una commedia solida grazie alla sua regia pulita e accorta, ma anche a una sceneggiatura che incastra a dovere ogni momento, fermandosi sempre un attimo prima di risultare eccessiva. Il film miscela elementi derivanti da parecchie altre pellicole con discreta capacità di sintesi, creando un microcosmo pieno di macchiette che sembra un parente lontano di quel sempre troppo sottovalutato “Kiss Kiss Bang Bang”.

DolceRoma

Credo, anzi sono convinto, che questo sia il miglior complimento che possa essere ricevere “DolceRoma”. La pellicola forte di un cast perfettamente a proprio agio nei propri ruoli, diverte e intrattiene, ma non risulta poi molto incisiva nella satira che sostiene l’intera struttura narrativa. Piacerà molto agli amanti di Boris e stupirà chi crede ancora che in Italia non sia possibile certo cinema. Tutti gli altri invece si ritroveranno con una visione piacevole, ma forse fin troppo avara di emozioni.

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DolceRoma
6.5
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