Dead for a dollar

Dead for a dollar – Western di ieri, oggi.

Non ha sicuramente bisogno di presentazioni il regista americano Walter Hill, che con “Dead for a dollar” ritorna al western dopo una carriera passata a sperimentare con i generi. Da “I cavalieri dalle lunghe ombre” al più recente “Broken Trail”, Hill ha più volte abbracciato il western alla propria maniera, lasciando su di esso impressa la propria personalità. “Dead for a dollar” presentato alla mostra del cinema di Venezia non fa eccezione, seppur ambientato tra deserti polverosi, cittadine dimenticate, popolato da cacciatori di taglie e criminali, risulta un racconto moderno che riflette non solo sul genere, ma anche sulla salute del cinema americano attuale.

Dead for a dollar

“Dead for a dollar” intreccia la vita del cacciatore di taglie Max Borlund (Christoph Waltz) con quella di una giovane donna in fuga dal marito. Aiutata da un disertore dell’esercito la signora Kidd spera d’iniziare una nuova vita, lontana dal dolore di un matrimonio senza sentimenti. Quando Borlund, che è stato pagato dal marito di lei, la troverà scoprirà la verità e sarà costretto a decidere se aiutare la donna o fare quello per cui è stato pagato. Purtroppo però, oltre ai dubbi morali, Borlund dovrà affrontare una sua vecchia conoscenza un killer di nome Joe Cribbens (Willem Dafoe), ma anche un criminale assoldato dal marito di lei per uccidere tutti.

Dead for a dollar

Walter Hill con “Dead for a dollar” ragiona su quanto sia, o meglio fosse, affascinante il genere western e in che stato si trovi oggi: morto. La pellicola del regista americano omaggia dichiaratamente i film di Budd Boetticher, riproponendo uno schema produttivo povero, in cui tutto e ridotto al minimo e ogni immagine conta nell’economia del racconto. Hill sa bene che il western è questione di spazi e tempi e che questi non sono più disponibili sul grande schermo, come pure non sono riusciti a fiorire nelle produzioni per la televisione. Da quindi vita ad un film ibrido, dove la fotografia si colora di un sapore televisivo e le immagini hanno l’ampiezza che solamente il grande schermo sa restituire.

Dead for a dollar

Ecco “Dead for a dollar” nella sua ricerca di una dimensione perduta finisce per essere nuovamente qualcosa di “diverso”, molto più moderno di quanto non lasciasse presagire. I tempi degli eroi non esistono più, ce lo ricordava Eastwood in “Unforgiven”, lo riconferma oggi Hill, che decide di concentrarsi non tanto sulla bellezza delle terre di confine, quanto sull’attuale crisi esistenziale del cinema americano, dovuta al progressivo smarrimento dei gusti di un pubblico che vuole solamente prodotti a uso e consumo, semplici, rapidi e che non riflettano sulla società o temi politici. “Dead for a dollar” ragiona lucidamente proprio su questi temi.

Dead for a dollar

La protagonista interpretata da Rachel Brosnahan, incarna il canto d’aiuto che hanno tutte le donne costrette a vivere in una prigionia domestica, dove testa bassa e aggressioni sono all’ordine del giorno. Il disertore e il militare compagno di Borlund, portano in scena come la società ami mettere le classi più povere, in costante lotta così da esercitare su di esse un potere praticamente assoluto. Questi temi, ma anche altri, Hill li mescola sapientemente in “Dead for a dollar” che è un western, non privo di difetti, ma che sa intrattenere e far ragionare. A ottant’anni il regista americano forse non stupisce, ma sicuramente colpisce ancora una volta il bersaglio.

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