Casanova

Casanova – Amante moderno

Lasse Hallström regista svedese che un po’ di tempo fa ci aveva ricordato quanto dolce può essere l’amore con il film “Chocolat”, oggi tratta nuovamente questo tema utilizzando il più famoso amante di tutti i tempi, il libertino veneziano Giacomo Casanova. Il film inizia con un vecchio Casanova (Heath Ledger) dedito a scrivere la sua biografia, descrivendo la sua vita attraverso le donne da lui possedute fino a trattare l’unica che ha amato, d’un tratto veniamo trasportati indietro nel tempo e vediamo un giovane seduttore dedito a procurarsi ogni tipo di piacere carnale da esponenti del gentil sesso, preferendo vergini possibilmente fidanzate o promesse spose.

Casanova

Braccato per le sue impudicizie dalla Santa Inquisizione a Casanova non resta altro da fare se non fidanzarsi per scampare al cappio. Ma proprio quando ha finalmente scelto la sua futura sposa l’amore busserà alla porta del suo cuore stregandolo. Tra mille peripezie finte identità e fughe dall’inquisizione il giovane veneziano farà di tutto per conquistare Francesca Bruni (Sienna Miller) ragazza promessa in sposa ad un’altro e femminista dalla duplice identità. “Casanova” gioca sugli opposti, proponendo un personaggio tipicamente maschilista in una storia che fa pendere la bilancia dalla parte delle donne.

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Si diverte a confondere le carte mostrando come anche il più bravo degli amanti viene messo in difficoltà dai sentimenti, e proprio con un gioco di maschere arriviamo alla festa di carnevale in cui tutte queste vengono levate scoprendo i volti ed i sentimenti dei personaggi rivelandoli per ciò che sono realmente, liberando finalmente il vero amore e confermando la tesi che vede nella sincerità e rispetto dell’altra persona l’unico modo per essere amati. Questa nuova trasposizione delle gesta di Casanova prende le distanze dalle precedenti e rielabora il personaggio mostrandolo in una inedita versione romantica.

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Infatti i minuti iniziali sono spesi dipingendo il giovane veneziano per come il mito lo richiede, poi Hallström modifica la vicenda incastrando i vari personaggi in un ingarbugliatissimo gioco delle parti in cui nessuno è veramente chi dice di essere, o ciò che all’apparenza lascia trasparire. Se da un lato questo snatura l’essenza del vero Casanova, l’utilizzo di quest’ultimo ha permesso di trasportare la vicenda nella Venezia del ‘700 con tutta la sua sfarzosità, imponenza e magia. La città del carnevale, dell’ambiguità e degli innamorati premia questa scelta donando una cornice dal fascino indiscutibile, aiutando in maniera perfetta la resa finale dei vari scambi d’identità dei protagonisti, trovando nelle usanze dell’epoca le giuste rappresentazioni visive degli stati d’animo dei personaggi.

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“Casanova” ci propone un personaggio carismatico, crea una storia completamente nuova che incrocia il reale passato in un paio di punti tra cui l’affidamento di quest’ultimo da parte della madre alla nonna per poter continuare la sua carriera d’attrice. Se da un lato questo è originale in quanto mostra al pubblico qualcosa di non conosciuto, dall’altro non si può non notare come il film a tratti zoppichi vistosamente su se stesso, complici alcuni luoghi comuni classici della commedia romantica proposti in maniere ovvie e già viste. A tentare di colmare queste lacune riescono in parte i protagonisti dove un pepato Ledger riempie sempre la scena riuscendo ad essere convincente nei panni dello scapestrato seduttore.

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Troviamo poi un insolito Jeremy Irons nei panni volontariamente comici dell’inquisitore Pucci che rimane sempre sopra le righe regalando la risata ad ogni sua comparsa in scena. Purtroppo nel ruolo della protagonista, spiace dirlo, ma la scelta di utilizzare Sienna Miller si è rivelata buona a metà in quanto la delicata bellezza non viene corrisposta da una decisa presenza scenica richiesta dal personaggio, rendendolo in alcuni momenti poco credibile. Tra i comprimari l’unica degna di essere menzionata è Lena Olin simpatica arpia madre di Francesca, tutti gli altri sono solo delle macchiette utilizzate per strappare una risata qua e là in alcuni momenti della storia, ma che a conti fatti poco portano all’economia generale della vicenda.

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Quando si ama qualcuno bisogna dirglielo senza vergognarsi di quello che si è o di quello che si può ricevere in cambio, non ci si deve costruire una finta maschera per apparire accondiscendenti alle presunte esigenze dell’altro, questo è quello che il regista svedese cerca di comunicare nelle quasi due ore di pellicola; pur con alti e bassi ci riesce proponendocelo in uno spettacolo frizzante ma non indimenticabile, questo è un vero peccato, sarebbe bastato poco per trasformare “Casanova” in qualcosa che andasse oltre il semplice intrattenimento.

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