Caos Calmo – Animo al metro quadro

E’ successo. Dopo anni che il cinema italiano propina tutta una serie di film che per quanto ben fatti puzzano di vecchio (nella maggior parte dei casi), si affaccia sul grande schermo un prodotto imperfetto, scostante a livello registico, ma che grazie a degli attori magnifici, ad una storia intrigante e non banale (a patto di non fermarsi alla superficie delle immagini), regala una boccata d’ossigeno a tutto il nostro cinema, confermando se ce ne fosse l’importanza di credere in un progetto adatto ad ogni tipo di spettatore e non indirizzato alla “misera” cerchia di estimatori “dell’autorialità ad ogni costo”. “Caos Calmo” (tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi), parla di uguali e contrari (ogni personaggio sembra avere sempre la sua “nemesi”, basta pensare al protagonista ed il fratello), ma soprattutto della reversibilità dell’animo e di come questo reagisca in maniera diversa da persona a persona rispetto ad un evento tragico/traumatico. La storia vede Pietro Paladini (Nanni Moretti, bravo come non mai) soccorrere assieme al fratello Carlo (Alessandro Gassman, assolutamente il migliore dell’intero parco attori) due donne che stanno annegando; dopo averle salvate senza ricevere riconoscenza alcuna, tornano a casa ove troveranno ad attenderli un evento imprevedibile che cambierà per sempre la vita a Pietro ed a tutti coloro che lo circondano. Una mattina guardando sua figlia che entra a scuola, Pietro, le promette che sarebbe rismasto tutto il giorno sulla panchina del parco ad attenderla, ed anche se la bambina è la prima a non credere ad una simile promessa, lui non smentirà le sue parole e da quel giorno per quasi un anno tutta la sua si svolgerà in quel quel ristretto spazio. Mentre le sue abitudini quotidiane cambieranno lentamente dando più spazio alle persone che alle cose materiali o futili ed inutili, Pietro donerà sicurezza ad amici e conoscenti, ma allo stesso tempo troverà il miglior modo per affrontare l’evento che lo ha sconvolto e ricominciare a vivere. “Caos Calmo” racconta l’esigenza di ogni persona a confrontarsi con un’altra prima di prendere determinate decisioni/atteggiamenti dispetto a qualcosa di personale o meno; esalta la qualità del libero arbitrio mostrando però quanto ognuno di noi è fragile al momento di attuare una presa di posizione. Il personaggio di Pietro si ritrova su di una panchina, la gente ovviamente pensa che abbia bisogno d’aiuto, ma lentamente saranno proprio coloro che gli porgevano la mano a cercarlo per un abbraccio, una parola di conforto o semplicemente un consiglio, perché tutti sanno che lui è li (un punto fermo nello spazio), in molti credono che il suo bizzarro modo di affrontare le cose sia il migliore e quindi lo vedono come speranza per la loro redenzione. Ma Pietro non sta facendo la scelta più giusta per affrontare ciò che gli è accaduto, è semplicemente nel più completo caos mentale al quale sta tentando di dare un senso, un ordine, proprio come un bambino alle prese con qualcosa che non comprende. “Caos Calmo” è il corpo che si riempie di parole, le paure che si tramutano in dialoghi e abbracci che si trasformano in salvezza per chiunque, un cinema a misura d’uomo dove tutto ruota attorno ad un piccolo spazio sufficiente perché vite ed esistenze s’incrocino, si scontrino, si mescolino per poi ripartire mutate, o meglio maturate. Il regista Antonio Grimaldi non costruisce un film inattaccabile, ma sembra montare la naturalità degli sguardi e dei movimenti, fa susseguire i fotogrammi contenenti emozioni piuttosto che ricercare la perfezione tecnico formale, ed è questo che rende insostituibile “Caos Calmo”, il fatto che regali anche allo spettatore un abbraccio da parte di Pietro Paladini. Ed in un periodo di eroi, vecchie glorie e di effetti speciali, un film che regala emozioni sincere è la miglior cura per riappacificarsi con il cinema.

Caos Calmo
Caos Calmo – Animo al metro quadro
7.4
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