Baby Driver – Il genio della fuga

Dopo aver dato prova di conoscere il genere a tal punto da poterlo schernire con “Hot Fuzz”, Edgar Wright con “Baby Driver” tenta di dare la propria interpretazione dello stesso. Il risultato è una commedia d’azione dal ritmo quasi perfetto. Ma andiamo con ordine e partiamo dalla storia. Baby (Ansel Elgort) è un ragazzo che rimasto orfano ha imboccato la carriera di ladro d’auto. Un giorno però decide d’impossessarsi del veicolo sbagliato. Il proprietario è un boss malavitoso di nome Doc, che dopo aver visto la maestria di Baby dietro al volante, invece di ucciderlo lo costringe a lavorare per lui. Così, un po’ come dire dalle stalle alle stelle, il nostro Baby si ritrova a fare l’autista durante le rapine organizzate da Doc, per saldare il debito che ha con quest’ultimo.

Edgar Wright è sempre stato a proprio agio quando si trattava di maneggiare la commedia, non è certo una scoperta visti i suoi precedenti lavori. La vera sorpresa però che sta dietro a “Baby Driver” è come il regista inglese gestisca le scene d’azione. Gli inseguimenti si susseguono senza tregua, ma lo spazio non si comprime mai. La costruzione delle folli corse in auto ricordano molto di più le suggestive fughe di “Driver” diretto da Walter Hill, piuttosto che il muscolare mix di computer grafica degli ultimi “Fast & Furious”. Certamente il clima della pellicola con protagonista Ryan O’Neal non ha nulla in comune con “Baby Driver”. Il noir metropolitano qui lascia spazio alla leggerezza della commedia, ma Wright guarda sicuramente al passato per la costruzione delle sue mirabolanti sequenze d’azione.

Se dal lato spettacolare c’è da essere soddisfatti è forse sul versante narrativo che la pellicola mostra il fianco a qualche critica. Il clima generale della storia rimane sempre frizzante, “Baby Driver” scorre veloce sulle note di una colonna sonora accuratamente selezionata. Il film gode anche un cast di comprimari di tutto rispetto come Jamie Foxx, Jon Hamm e il già citato Spacey. Ottime spalle per dare supporto al giovane protagonista, che interpreta perfettamente il ruolo di un ragazzo dall’animo buono ritrovatosi sulla strada sbagliata.

Ad un certo punto della pellicola è presente una svolta romantica che vede Baby innamorarsi di Debora (Lily James), la cameriera di una tavola calda. Questa relazione è il motore propulsivo per l’atto finale del film, ma Wright non riesce a gestire al meglio il personaggio femminile. Questo purtroppo crea una sorta di crepa in quello che sarebbe altrimenti stato una sorta di “idillio narrativo”. Il cineasta inglese dopo un mezzo scivolone con “Scott Pilgrim vs. the world” è tornato in tutto il suo divertente splendore e anche se “Baby Driver” non sarà il miglior film dell’anno, rimane uno spettacolo con una propria personalità capace di intrattenere chiunque.

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Baby Driver – Il genio della fuga
7.5
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