Appuntamento al parco

L’amore non ha età. Detto popolare che può in questo caso riassumere non solo “Appuntamento al parco” del regista Joel Hopkins, ma la quasi totale filmografia del cineasta. Il film racconta il romantico incontro di due personaggi agli antipodi, Emily Walters e Donald Horner. Lei, interpretata da Diane Keatone, vedova con un figlio e i debiti del marito sulle spalle, sogna la vita che non ha vissuto, fatta di sentimenti semplici. Lui, un sempre bravo Brendan Gleeson, vive in una casa che si è costruito occupando lo spazio pubblico del parco dirimpetto all’appartamento dove vive Emily. La curiosità di lei li farà incontrare, innamorare e cambiare per sempre l’approccio che entrambi hanno alle loro vite quotidiane.

Cinema romantico che riscopre l’amore nella terza età, preoccupato molto più di descrivere tutto quanto graviti attorno alla protagonista piuttosto dei sentimenti. “Appuntamento al parco” è un film monocentrico che gira attorno al personaggio interpretato da Diane Keaton. Tutto quello che la macchina da presa costruisce sullo schermo è un percorso che inevitabilmente riporta alla sua interprete principale, attrice abile ma che finisce inevitabilmente per fagocitarsi l’intera pellicola. Il regista Hopkins sembra più interessato a vedere come Emily modifichi tutto al suo passaggio, come un sasso che gettato nell’acqua ne ridefinisce il moto, anche se solo per poco tempo.

La pellicola vorrebbe raccontare la nascita di un legame tra due persone, ma si piega al potere visivo di una attrice che con la sola presenza scenica, ridefinisce qualsiasi traiettoria dello sguardo attirandolo su tutto ciò che le si trova a non più di un metro di distanza. Lo stesso personaggio interpretato da Gleeson, si ritrova suo malgrado a battagliare per ricavarsi il proprio spazio in un film in cui tutto sparisce lontano dalla sua protagonista.

“Appuntamento al parco” diviene ben presto una pellicola che ridimensiona le proprie ambizioni, incapace di andare oltre il sentimento confezionato a dovere. Hopkins non riesce mai a creare vero interesse nei confronti dei suoi protagonisti, confezionando una pellicola che si trasporta senza lodi e stancamente verso l’unica fine possibile: quella più scontata. Nessuno chiede al film di essere una versione inglese de “I Ponti di Madison County”, ma almeno era lecito aspettarsi un lavoro che superasse ampiamente la sufficienza e che non si limitasse di sfiorarla con un dito.

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