Annabelle 2: Creation

Un gruppo di orfane trova finalmente una casa. Ospitate assieme alla loro tutrice, suor Charlotte, queste si ritroveranno a vivere nella residenza dei Mullins. I due anziani signori persero la loro figlia, Annabelle, dodici anni prima a seguito di un incidente stradale. Da allora nessuno era mai stato ospite nella loro abitazione, che molto presto rivelerà una presenza in grado di mettere alla prova il coraggio e la fede delle ragazze. “Annabelle 2” racconta le origini della bambola demoniaca che dà il nome al film stesso. Il primo incontro con questa fu nello splendido “The Conjuring”. Il film diretto da James Wan introduceva il giocattolo demoniaco in un brevissimo lasso di tempo, ma sufficiente a decretarne una forte personalità. Il primo film che la vedeva protagonista venne diretto da John R. Leonetti, sulla sedia di regia troviamo ora lo svedese  David F. Sandberg che sostituisce il celebre direttore della fotografia.

 Il regista classe 1981, ha esordito sul grande schermo con “Lights Out – Terrore nel buio”, pellicola tratta da un suo cortometraggio e prodotta dallo stesso Wan. Il passaggio di testimone tra i due registi non è stato indolore. Ma data la qualità del primo capitolo possiamo ritenerci soddisfatti del passo indietro compiuto dalla produzione, non scontato visti gli incassi. “Annabelle 2” racconta l’origine della bambola e come questa venne veicolo di possessione demoniaca. Per raccontare questo Sandberg non sfrutta al massimo le capacità del buon cast assemblato, ma riesce nel non semplice compito di allacciarsi esteticamente ai film di Wan. Vedendo la pellicola è palese il voler visivamente raccordarsi al primo capitolo di “The Conjuring”. Qualsiasi traiettoria visivo/narrativa tracciata nel primo capitolo, viene cancellata per rifarsi al modello originale.

Questa cosa accende una “scontata” riflessione su quanto il genere sia derivato dallo stile di Wan, capace di riscrivere il dna della produzione horror ad alto budget. Purtroppo il primo capitolo non lo si ricorda per molti meriti. La storia faticava ad aver presa sullo sguardo, schiacciata da una sceneggiatura che la regia non fu capace di gestire. “Annabelle 2” invece rivede le proprie ambizioni e pretese. Il film si presenta come una versione horror di “Piccole donne”, ma con un obbiettivo chiaro, lo spavento. La cosa che maggiormente funziona, almeno per la prima parte della pellicola è il rapporto tra le ragazze. Seppur stereotipato, riesce a contrapporsi al clima generale della pellicola, riuscendo a distrarre dai classici luoghi comuni del genere horror legato alle case infestate (come la pianta labirintica, la porta da non aprire e altri elementi). Sandberg si pone come obbiettivo far saltare lo spettatore sulla sedia, sembra aver imparato la lezione da Wan, ma riesce nell’intento solamente quando smette di rincorrere lo stile del regista malese. I momenti migliori infatti, quelli che realmente riescono a spaventare, sono costruiti su sequenze che seppur amalgamate alla perfezione nel quadro generale, sembrano dei piccoli corto circuiti all’interno della pellicola stessa. Probabilmente la produzione ha compreso che dopo il primo “Annabelle” c’era l’esigenza di allacciare nuovamente un rapporto di fiducia con il pubblico. Con questo secondo capitolo l’operazione si può considerare riuscita e anche se non ci ritroviamo tra le mani una pellicola ambiziosa, lo sguardo si può accontentare di questa “costola” di “The Conjuring” dato che adesso lo è a tutti gli effetti.

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