300

“Questa è Sparta!” urla il re Leonida (Gerard Butler) quando un messaggero di Serse (Rodrigo Santoro), imperatore della Persia chiede la sottomissione della sua città, ed in queste poche parole parte la nuova rappresentazione di una delle più famose battaglie di sempre. “300” di Zack Snyder è l’ennesima trasposizione su celluloide di un fumetto di successo scritto da Frank Miller (Sin City); perno della storia è la resistenza greca avvenuta nel passo delle Termopili, ove 300 soldati spartani riuscirono a rallentare il più grande esercito del mondo allora conosciuto.

300 tenta di sfondare con una mano un muro troppo spesso, quello del cinema e delle regole narrative ad esso associate, rovinando un’idea di partenza molto buona ed una resa visiva notevole. 24 fotogrammi al secondo si prestano poco a contenere una tavola statica di un fumetto, specie se si crede di poter mantenere la caratterizzazione dei personaggi tale e quale alla fonte ispiratrice. E’ però un’occasione mancata solo in parte in quanto grazie al suo aspetto estetico il film riuscirà a sedurre molti, certo che per riempire il cuore e la mente non bastano colori e giochi visivi. “300” va preso per quello che è, puro intrattenimento, ma non crediate di poter pensare molto a quanto visto alla fine delle quasi due ore di pellicola, perché a parte colori e suoni il film di Snyder non offre altro.

La rivisitazione fatta dal fumettista americano esaspera i toni ed i luoghi trasformandoli in leggenda, la storia viene modellata a favore degli ideali e dell’esaltazione del guerriero perfetto, il quale non teme nulla ed è privo di qualsivoglia esitazione sul campo di battaglia. Un vero e proprio lavoro di distillazione narrativa che verte a mostrare la più famosa resistenza bellica della storia dell’uomo, esaltando l’elevazione di questo in presenza di una sommatoria caratteriale che vede superbia, disciplina e coraggio unirsi per un unico credo. Il film del regista americano è un’opera complessa che piega il cinema ai voleri del media di partenza per crearne non solo un’accurata trasposizione, ma anche un nuovo modo di intendere e fabbricare i sogni e le fascinazioni visive (che sono ad appannaggio della fantasia del lettore nella controparte scritta e disegnata), le quali devono riuscire ad estraniare lo spettatore per trasportarlo all’interno del campo di combattimento, utilizzando gli occhi per arrivare alla mente, da sempre difficile da sedurre con sole immagini. “300” è l’esaltazione del corpo, si sposta da tutto quello che può essere un coinvolgimento legato ad eventi e parole, per esaltare muscolature contratte al limite dello spasmo tutte votate a compiere un’impresa ritenuta giusta.

Perché è altresì vero che l’uomo è artefice del suo male in quanto la mente piega il corpo al suo volere, ecco quindi la dimostrazione che un soldato votato ad un’ideale può ambire a mete ben più altre della sola bravura nell’arte della guerra, un’uomo con piena cognizione (e convinzione) di un ideale può ambire alla gloria ed al ricordo da parte di chi prenderà il suo posto nelle file guerriere. Il film di Snyder è l’esaltazione estetica della carne che passa da forme perfette a deformi senza soluzione di continuità, divenendo un moderno manifesto della visione odierna dell’uomo di ieri, proiettando una speranza perchè quello di domani ritorni ad avere una volontà che lo spinga a compiere ciò in cui crede. “300” è un film esteticamente all’avanguardia, regnato dal digitale ove gli attori servono solo per dare credibilità alla visione di un mondo filtrato dalla mente del suo autore.

Forte di un montaggio sincopato e di un bravo gruppo di attori affiancati da comparse credibili nella loro imitazione digitale della vita, “300” parte in modo strano ed accattivante per finire spezzato come l’esercito di cui mostra le gesta. Seppur la tecnica visiva sia di prima qualità, il passaggio dalla carta disegnata alla celluloide non ha dato dei buoni frutti, creando una pellicola muscolosa come i corpi che ritrae, ma impulsiva e stupida come i soldati mandati al macello dall’imperatore persiano del film. “300” tenta di sfondare con una mano un muro troppo spesso, quello del cinema e delle regole narrative ad esso associate, rovinando un’idea di partenza molto buona ed una resa visiva notevole. 24 fotogrammi al secondo si prestano poco a contenere una tavola statica di un fumetto, specie se si crede di poter mantenere la caratterizzazione dei personaggi tale e quale alla fonte ispiratrice. E’ però un’occasione mancata solo in parte in quanto grazie al suo aspetto estetico il film riuscirà a sedurre molti, certo che per riempire il cuore e la mente non bastano colori e giochi visivi. “300” va preso per quello che è, puro intrattenimento, ma non crediate di poter pensare molto a quanto visto alla fine delle quasi due ore di pellicola, perché a parte colori e suoni il film di Snyder non offre altro.

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