Drag Me To Hell

Drag Me To Hell – Dualismo diabolico

La sinossi di “Drag me to Hell” è molto semplice, Christine Brown (Alison Lohman) in un giorno come tanti della sua vita d’impiegata di banca incontra l’anziana zingara Sylvia Ganush, costretta a perdere la casa se la giovane ragazza non le concede una proroga del prestito. Purtroppo però Christine che spera in una promozione farà la scelta sbagliata con la persona più inopportuna, ed infatti la zingara le scaglierà una maledizione che la ossessionerà per tre giorni prima di portarla a bruciare nelle fiamme dell’inferno. “Drag me to hell” di Sam Raimi è proprio il racconto dei giorni più paurosi della vita di Christine Brown, la quale si trasformarmerà lentamente da bella a bestia pur di salvarsi la vita.

– Diario di un Cinefilo Pigro

Questa pellicola del regista americano (che ritorna all’horror dopo parecchi anni di assenza dal genere, visti i risultati viene spontaneo pensare ad un “purtroppo”) ha tutto ciò che contraddistingue il suo modo di fare ed intendere il cinema di genere, ma anche soprattutto di puro intrattenimento. “Drag me to hell” sembra, o meglio è, la fusione perfetta tra la qualità tecnica dei capitoli di “Spider-man” e la saga de “La Casa” (“Armata delle tenebre compresa), ciò che ne viene fuori è forse il più “pirotecnico” film dell’orrore degli ultimi anni. Spaventi e risate isteriche si fondono magicamente all’interno di una pellicola che gioca con tutti i pilastri del genere, inscenandoli, reinventandoli ed esorcizzandoli.

– Diario di un Cinefilo Pigro

Le citazioni inserite all’interno dai fratelli Raimi denotano una cura per i dettagli che raramente si riscontra nelle piatte produzioni che affollano il genere horror (che sembra vedere negli ultimi anni nei remake la sua ancora di salvezza), ma non solo, “Drag me to hell” si discosta completamente da tutte le pellicole con protagonisti teen-ager belli, ricchi e con il destino già scritto, andando a scegliere proprio delle persone qualunque che non vivono in posti lugubri e mezzi abbandonati, ma che loro malgrado finiscono in un vortice di pura follia e caos che li cambieranno per sempre.

La macchina da presa si muove e si contorce, creando tensione in pochi attimi e mostrando agli occhi di chi guarda che non occorre necessariamente dare una forma al pericolo, o al mostro di turno, perché questo divenga maggiormente spaventoso, anzi sta proprio nel gioco di negazione visiva il punto forte degli spaventi generati da “Drag me to hell”. Coadiuvato da un impianto sonoro all’altezza e di un montaggio pressoché perfetto, il film non mancherà di spaventare anche i più smaliziati amanti del genere.

– Diario di un Cinefilo Pigro

Costantemente in bilico tra l’umorismo (anche se le risate non sono mai grasse) ed il terrore puro, la pellicola fa del dualismo, del doppio, ma soprattutto sul cambio dei punti di vista personali, il cardine su cui sviluppa la storia (senza scordare una fine critica alla società moderna sempre meno umanista), ed infatti ogni personaggio della pellicola ha un doppio speculare, che però con il proseguire degli eventi le certezze ed i ruoli s’invertiranno, per arrivare a quell’incredibile ed originale finale, ultimo ed indimenticabile tocco di classe che la pellicola sfodera.

– Diario di un Cinefilo Pigro

Girato palesemente per il puro gusto d’intrattenere, autoironico, spaventoso, grottesco, mai veramente serio, “Drag me to hell” è il gradito ritorno al genere di un regista che ha sicuramente contribuito a cambiarlo, ma allo stesso tempo è anche una smorfia da parte di Raimi a tutti coloro che lo hanno scimmiottato o che comunque nel tentativo di spaventare hanno generato l’effetto opposto. Questa pellicola è sicuramente una delle migliori nel suo genere degli ultimi dieci anni (e in anni in cui i remake dominano vedere finalmente qualcosa di originale dalla forte personalità è incredibile), se non la migliore in assoluto di questa decade.

Non me ne vogliano gli enigmisti, i bambini mai nati, le bambine che abitano i pozzi e compagnia, ma “Drag me to hell” è ad un livello di genialità e genuinità che gli horror odierni possono solo sognare. Un giro sull’ottovolante raiminiana è obbligatorio sia per i fan del regista che per chi ha voglia di divertirsi appoggiano lo sguardo sulla vita di Christine Brown, perché proprio come sulle montagne russe si urla e si ride, ma soprattutto si guarda da un altro punto di vista la realtà stessa.

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3.5
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